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Tappa 3 – Dalla chiesa di S. Francesco a Gajum

Descrizione

Si abbandona il sagrato della chiesa di S. Francesco dal passaggio sulla propria destra e, dopo aver voltato a destra, si imbocca via Gajum, asfaltata. Si percorre questa strada in salita, seguendo la segnaletica dei sentieri verso i Corni di Canzo, il Cornizzolo, l’Alpe Alto, classiche mete dell’escursionismo prealpino. Dopo 80 metri circa, sul lato destro della strada, una nicchia nel muro di cinta di una bella abitazione di villeggiatura al civico 4 accoglie una statua della Madonna di Lourdes. Percorsi altri 170 metri circa, la strada piega a destra e dopo altri 30 metri a sinistra: si continua a seguirla e dopo altri 90 metri circa la si abbandona per imboccare, sulla destra (seguendo il segnavia del sentiero n. 3 che porta al Cornizzolo), un tracciato in acciottolato inerbito. Dopo circa 50 metri si giunge a un piccolo spiazzo in ghiaietto inerbito, ombreggiato da grandi tigli (attenzione al gradino), dove sorge la cappella di S. Michele, a pianta esagonale. Questo luogo venne utilizzato come lazzaretto durante l’epidemia di colera del 1863 e forse anche nel corso di precedenti contagi.
Si esce dal piazzale sulla sinistra e, dopo un breve tratto erboso, si segue il sentiero in acciottolato che scende dal monte Pesora per circa 50 metri fino a re-immettersi, voltando a destra, nell’asfaltata via Gajum. Dopo circa altri 530 metri, si incontra sulla destra della via il vecchio fabbricato dell’Albergo Ristorante Bar Fonte Gajum, ora chiuso. Subito dopo, piegando a sinistra, si attraversa il ponte sul torrente Ravella, con spalle in cemento alte circa 50 centimetri, sormontate da una ringhiera in legno di altri 70 centimetri. Di fronte si trova l’Albergo Ristorante Sorgente, l’unico funzionante a Gajum; sul lato opposto una breve deviazione conduce a una piazzola sulla sponda del torrente Ravella dove si trova la fonte, un parallelepipedo in blocchi di pietra con due cannelle. La fama di quest’acqua è così diffusa da richiamare moltissime persone anche da fuori Canzo; un’ordinanza comunale limita a sei il numero di bottiglie riempibili consecutivamente. Negli anni Sessanta dello scorso secolo fu fondata una società privata per imbottigliare l’acqua della fonte, poi venduta dai proprietari alla Bognanco; ora l’impianto non è più attivo e una parte dell’acqua di Gajum alimenta la fontana interna al giardino di Villa Meda.
Il nome Gajum deriverebbe dal termine dialettale Gaúmm, che indica il mallo della noce. Gajum è un classico punto di sosta e di ristoro per gli escursionisti che da più di un secolo si avventurano sui Corni di Canzo, sul Cornizzolo, sul Sasso Malascarpa, sul Prasanto e sul Monte Rai attraverso la Val Ravella. Si possono ancora vedere i tavoli e le panche in pietra risalenti all’Ottocento, quando questo luogo fu scoperto dal punto di vista turistico. Ci sono diversi parcheggi in zona, ma durante la bella stagione, nei giorni festivi la via Gajum è però chiusa al traffico e quindi non è possibile accedervi.

Informazioni

Località di partenza Canzo, chiesa di S. Francesco
Località di arrivo
Canzo, località Gajum
Tipologia del percorso
Turistica
Lunghezza totale
1130 m circa
Tempo di percorrenza (a piedi)
20 min
Difficoltà
turistica
Dislivello in salita
75 m
Quota massima
485 m
Pavimentazione
asfalto, cubetti di porfido, acciottolato, erba
Mezzi pubblici per raggiungere il punto di partenza
-
Mezzi pubblici dal punto di arrivo
-
Parcheggi presso il punto di partenza

Punti di Interesse

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