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Tappa 1 – La convalle

Descrizione

La prima tappa di questo percorso dedicato al grande fisico Alessandro Volta, inventore della pila, inizia in via Volta 62 a Como (nell’antica Contrada di Porta Nuova), dove si trova la casa in cui Volta nacque il 18 febbraio 1745 e morì il 5 marzo 1827. Guardando la facciata del severo palazzo neoclassico, ora sede dell’Ordine degli Ingegneri, di uffici e abitazioni private, sulla destra del portone di ingresso una lapide ricorda: «Fu questa / l’avita casa / di / Alessandro Volta / Il Municipio p.». Si piega a sinistra e si prosegue lungo via Volta, pavimentata in piastrelle in porfido con due fasce lastricate in pietra ai lati (pavimentazione caratteristica delle vie della città murata), per circa 25 metri, quindi si imbocca sulla destra via dell’Annunciata (con la medesima pavimentazione), così chiamata perché porta alla Basilica omonima fuori dalle mura. Dopo 50 metri circa si esce dalla città murata dal passaggio dove un tempo si trovava Porta dell’Annunciata; la pavimentazione diventa in acciottolato (su cui è evidenziato da lastre di pietra il contorno dell’avancorpo che proteggeva la porta, abbattuto nell’800) con due guide lastricate al centro. Dopo pochi metri si piega a sinistra e si imbocca il vialetto in mattonelle di cemento granigliato dei Giardini pubblici che costeggiano Viale Varese e le antiche mura cosiddette “Federiciane” di Como, dal nome dell’imperatore Barbarossa che ne promosse la ricostruzione tra il 1158 e il 1192. Dopo circa 200 metri il vialetto piega leggermente a destra e si immette nell’ampia fascia porfidata che il martedì, il giovedì e il sabato è occupata dalle bancarelle del mercato, lasciandosi sulla sinistra la fascia a prato attorno alla pentagonale Torre di Porta Nuova. Questa torre è più conosciuta come Torre Gattoni, dal nome del canonico Giulio Cesare Gattoni che nella seconda metà del ‘700 vi allestì un museo con animali imbalsamati, minerali e reperti archeologici, un laboratorio di fisica e un osservatorio meteorologico. Gattoni aveva incoraggiato e sostenuto il giovane amico Alessandro Volta nei suoi primi esperimenti sui fenomeni naturali, sulle proprietà dei gas, sull’elettricità e sulla meteorologia. Girando a sinistra attorno alla Torre si continua a percorrere l’area mercato, questa volta costeggiando viale Carlo Cattaneo. Si attraversa dopo 80 metri l’asfaltata via Volta (in corrispondenza della quale si trovava Porta Nuova) e dopo altri 100 metri via Diaz; dopo altri 100 metri si giunge a Porta Torre, uno dei simboli di Como, l’imponente torre medioevale (1192) che per secoli ha rappresentato l’ingresso cittadino da sud, ovvero da Milano. Si oltrepassa la porta passando sotto uno dei due fornici che aprono il lato meridionale (attenzione perché l’apertura di entrambi è occupata nel mezzo da un cubo in granito, posto come barriera antintrusione) e si entra nuovamente nella città murata (zona a traffico limitato), imboccando via Cesare Cantù, pavimentata con piastrelle in porfido. Dopo circa 50 metri ci si trova sulla destra il porticato con otto colonne di marmo cipollino provenienti dall’ex battistero di S. Giovanni in Atrio, che introducono agli ingressi del Liceo “Alessandro Volta” (al numero civico 57) e della chiesa di S. Cecilia. Nel 1865 l’Istituto, a quei tempi l’unico di istruzione superiore in città, fu intitolato ad Alessandro Volta, che nel Real Ginnasio presso l’ex Collegio dei Gesuiti era stato professore di Fisica sperimentale dal 1775 al 1778. Il Liceo conserva una pregevole raccolta di strumenti scientifici di epoca voltiana, provenienti anche dalla dotazione del Real Ginnasio e dal lascito del canonico Giulio Cesare Gattoni.
Si continua lungo via Cesare Cantù per altri 80 metri circa e si svolta a sinistra in via Giovio, antica Contrada di S. Donnino. Proseguendo ancora per un’ottantina di metri, all’incrocio con via Diaz (ex Corso di S. Donnino), si svolta a destra e, dopo trenta metri circa ci si ritrova sulla sinistra l’ingresso a Palazzo Volpi, sede della Pinacoteca Civica, e sulla destra, sopraelevata con gradini  rispetto al piano stradale, la chiesa di S. Donnino, dove il futuro inventore della pila fu battezzato il 19 febbraio 1745. Volta frequentava molto spesso questa chiesa, vicino alla casa di famiglia, dove insegnò catechismo ai fanciulli; sempre in questa chiesa, il 7 marzo 1827, venne celebrato il suo rito funebre.
Si prosegue lungo via Diaz, superando gli incroci con via Giuseppe Rovelli, via Natta / via Raimondi e via Indipendenza; dopo circa 300 metri si svolta a destra in via Lambertenghi, già Contrada di San Benedetto. Dopo altri 100 metri si gira a sinistra in via Primo Tatti, nell’antica Contrada del Gesù, dal nome dell’omonima chiesa con annesso l’ex convento dei Gesuiti, nel quale funzionava fin dalla seconda metà del Cinquecento un Collegio che si occupava dell’istruzione superiore dei giovani dell’aristocrazia cittadina. Qui studiò per alcuni anni anche il giovane Alessandro Volta. Quando nel 1773 la Compagnia di Gesù fu soppressa, il governo dispose di acquisire il collegio e di continuare le lezioni già a partire dall’anno scolastico 1774-1775, trasformandolo in Real Ginnasio. Nel 1774 Alessandro Volta era stato nominato Reggente delle Scuole di Como e l’anno successivo gli fu assegnata la cattedra di Fisica sperimentale nel Real Ginnasio, che mantenne fino al suo passaggio all’Università di Pavia nel 1778.
Dopo circa 80 metri dalla chiesa del Gesù si imbocca sulla sinistra via Cinque Giornate, che si percorre per una decina di metri, per poi svoltare a destra in via Vitani, con fondo in acciottolato e due guide centrali lastricate in pietra. In questo tratto, stretto da case di origine medioevale, si può assaporare l’atmosfera della Como antica; dopo un centinaio di metri, sulla destra, al numero civico 13, si trova la casa acquistata nel 1853 da Giovannina Franchi, fondatrice della Congregazione delle Suore Infermiere dell’Addolorata, culla della sua opera a servizio dei più bisognosi. Dopo 140 metri dall’inizio della via, piegando a sinistra, ci si immette in via Francesco Muralto in corrispondenza di uno slargo in cui, sul fianco di un edificio, campeggia un grande murale con un’opera in ceramica realizzata nel 2002 da Nino Lupica dell’Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” di Como. Una targa spiega il motivo dell’opera: «La Curtesela. Il filo rosso della memoria. Ricordo di un quartiere demolito». Infatti qui sorgeva il quartiere della Cortesella, di origine romana, che fin dal Medioevo era uno dei centri economici più importanti della città antica (anche per la sua vicinanza con il porto); fu letteralmente sventrato dall’intervento “risanatore” voluto dal nuovo Piano Regolatore del Comune (1937) e gli abitanti trasferiti. Si continua su via Muralto, tenendo la destra dopo l’incrocio con via Olginati (qui era l’antica Contrada di San Nazario), fino a piazza Volta, già Piazza Jasca.
Arrivati nella piazza (pavimentata in cemento, pietra e porfido), ci si imbatte nel Monumento ad Alessandro Volta, inaugurato nel 1838; la statua, che ritrae lo scienziato in piedi presso la pila, è opera di Pompeo Marchesi, mentre il massiccio basamento è di Francesco Durelli. Attraversando la piazza, ci si porta nella sua parte occidentale, asfaltata, attraversandola sulle strisce pedonali; si imbocca quindi via Giulio Rubini, che si percorre sul marciapiede prevalentemente asfaltato del lato destro. L’edificio a quattro piani sul lato sinistro della via era la sede de La Subalpina, la principale azienda elettrica attiva nella zona lariana prima della nazionalizzazione e della fondazione dell’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica).

Dopo 140 metri, si incrocia Viale Felice Cavallotti. All’incrocio pieghi a destra, attraversi il viale al semaforo a chiamata pedonale; dopo l’attraversamento pieghi a destra e prosegui lungo il viale sul marciapiede piastrellato che, separato dalla strada da una stretta lunga aiuola con alberi e cespugli, costeggia il complesso dell’Istituto “Giosuè Carducci”. In corrispondenza dei tre cancelli di accesso al complesso occorre fare attenzione ai paletti in ferro che, sul marciapiede, segnalano l’accesso ai rispettivi cancelli. La prima copia di paletti, in corrispondenza dell’attraversamento pedonale, segnala il cancello che dava accesso al giardino. La seconda coppia, dopo 50 metri circa, segnala il cancello di accesso al numero civico 5, affiancato da un busto di Felice Cavallotti (cui è dedicato il viale), sede staccata della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università dell’Insubria; in questa parte dell’edificio si trova il Museo circolante delle Scienze “Guido Casartelli”, allestito nella cosiddetta “Sala dei Nobel”, così chiamata perché qui si svolse nel settembre 1927 il Congresso internazionale dei Fisici durante le celebrazioni per il centenario della morte dello scienziato. La terza coppia, dopo altri 30 metri, segna invece l’accesso alla parte più vecchia del complesso, l’attuale numero civico 7, sede dell’Associazione “Carducci”, il cui ingresso è sormontato da un busto del poeta.
Al termine di Viale Cavallotti, dopo circa 100 metri dall’inizio, la pavimentazione del marciapiede diventa in cubetti di porfido; si piega a sinistra, continuando per una decina di metri lungo Viale Fratelli Rosselli e, al semaforo, si attraversa il viale sulle strisce pedonali. Si piega leggermente a destra e ci si immette in Viale Guglielmo Marconi, pedonale, con fondo in cubetti di porfido, che attraversa i Giardini a lago, area che nel 1899 fu scelta per la grande Esposizione Voltiana, la prima delle iniziative organizzate della città in omaggio al grande Fisico. Dopo 40 metri si gira a destra, si attraversa la fascia lastricata e successivamente, piegando leggermente a sinistra, il viale parallelo a Viale Guglielmo Marconi, con fondo sempre in cubetti di porfido. Si prosegue ancora diritto, lasciandosi alla propria sinistra il Monumento alla Resistenza, fino a incontrare il Lungolago Mafalda di Savoia, in piastrelle di porfido. Si gira a sinistra, proseguendo per una ventina di metri, quindi, girando a destra ci si immette sulla diga foranea dedicata al fisico comasco “Pietro Caldirola”, sempre pavimentata con piastrelle di porfido, che si estende nel primo bacino del lago di Como, terminata nel 1868. La si percorre per 350 metri e al termine, nello slargo, svetta il monumento in onore di Alessandro Volta “The Life Electric”, realizzato nel 2015 dall’architetto Daniel Libeskind.
Si ritorna sui propri passi e al termine della diga foranea, si gira a destra continuando sul Lungolago Mafalda di Savoia e lasciandosi sulla sinistra il monumento a Mafalda di Savoia e «a tutte le donne scomparse nei lager», realizzato nel 2002 da Massimo Clerici su commissione della Delegazione Comasca dell’Istituto Nazionale della Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon. Dopo circa 130 metri si piega leggermente a sinistra, giungendo dopo altri 20 metri al Tempio Voltiano, voluto dall’industriale Francesco Somaini e realizzato su progetto di Federico Frigerio nel 1927, in occasione delle celebrazioni del centenario della morte di Alessandro Volta. All’interno sono conservati cimeli del grande fisico comasco.

 

 

Informazioni

Località di partenza Como, casa natale di Alessandro Volta (via Volta 62)
Località di arrivo Como, Tempio Voltiano (Viale Marconi 1)
Tipologia del percorso urbano
Ambiente zona urbana
Lunghezza totale 3000 m circa
Tempo di percorrenza (a piedi) 45 min
Difficoltà Turistica
Dislivello in salita -
Quota massima 200 m
Pavimentazione asfalto, piastrelle in porfido, cubetti in porfido, lastre di pietra, acciottolato, cemento granigliato
Mezzi pubblici per raggiungere il punto di partenza autobus ASF nei dintorni
Mezzi pubblici nei dintorni del punto di arrivo autobus ASF; treno stazione Trenord Como Lago in Largo Leopardi; battello
Parcheggi presso il punto di partenza parcheggio in Viale Varese

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