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Menaggio Tappa 3 – Da via Strecioun all’imbarcadero

Descrizione

In corrispondenza del quadrivio, si gira immediatamente a sinistra imboccando via Strecioun, il cui nome in dialetto locale significa “Strettoione”; su una mappa comunale dell’inizio del secolo scorso era indicata come “Via Ponte Vecchio” e il suo tracciato presumibilmente coincide con un tratto dell’antica “Via Regina”, importante asse viario di origine romana che collegava Como con l’area germanica. Questa via inizia con quattro gradini in acciottolato, fiancheggiati sulla destra da uno scivolo pavimentato con lastre in pietra; dopo altri due metri sono state poste quattro barriere sfalsate, alte circa un metro e disposte su tre file, per impedire il transito alle moto. Il fondo è acciottolato sui lati, con al centro una fascia lastricata in pietra larga circa 35 centimetri. In ragione del suo nome, questa via all’inizio ha una larghezza di 1,20 metri, poi dopo circa 20 metri, dopo una leggera curva, si restringe ad un metro, snodandosi tra recinzioni e muri di proprietà private; nell’ultimo tratto, per circa 10 metri, la via si allarga nuovamente, fiancheggiata a sinistra da roccia affiorante. Dopo circa 150 metri si incrocia (attenzione alle buche e all’asfalto sconnesso nel punto di imbocco) l’asfaltata via per Loveno, l’antica strada che portava a questa località dal 1929 compresa nel Comune di Menaggio. Dopo circa 15 metri, nel muro dell’edificio sulla destra, è una nicchia con un dipinto devozionale settecentesco con il Crocifisso, la Vergine Addolorata a sinistra e San Giovanni e Maria Maddalena a destra. Proseguendo ancora per un breve tratto si giunge ad uno degli antichi ponti sul Sanagra detto Ponte “della Madonna di Caravaggio” o Ponte “Vecchio”, con parapetto di sasso su entrambi i lati, affiancato da una ringhiera di ferro per un altezza totale di 1,5 metri. Si percorre il ponte acciottolato: a circa due terzi della sua lunghezza, dopo 10 metri, si incontra un’edicola sul parapetto sinistro ornata da un pannello in truciolato con un altorilievo di Enrico Vannuccini (1965), raffigurante San Giovanni Nepomuceno, invocato contro il pericolo di annegamento. Al termine del ponte, sulla destra, sorge il piccolo oratorio della Madonna di Caravaggio, fatto costruire nel 1923 per grazia ricevuta.
Si prosegue in salita per altri 60 metri lungo via per Loveno, acciottolata e fiancheggiata sulla destra da una serie di bassi gradini, superando l’ampio edificio che un tempo era l’ “Hotel Bellavista”. Di fronte al numero civico 27 (dopo 37 gradini se si percorre la scalinata) si arriva ai cosiddetti “Tri schignei (scagn)” dei Re Magi, sedili realizzati in pietra e cemento, addossati alla parete in roccia e pietre sul ciglio destro della via, altro riferimento al culto locale dei Magi. Si ritorna lungo i propri passi, si riattraversa il ponte e si segue l’asfaltata via per Loveno, costeggiando lo stabilimento della Venini Costruzioni metalliche, azienda che dalla prima metà del secolo scorso continua l’antica arte della lavorazione del ferro a Menaggio. La tradizione vuole che in questa zona sorgesse un convento, poi, fino agli inizi del secolo scorso una fabbrica di mattoni. Dopo circa 60 metri si giunge all’incrocio con via Leoni, tenendosi sulla sinistra. All’incrocio c’è un’edicola in forma di tempietto in granigliato, sormontato da una croce, che accoglie un dipinto con La Madonna e il Bambino, detta “Madonna delle Fiamme”, protetto nella parte inferiore da una grata in ferro battuto. In origine si trattava di una cappellina isolata, poi inglobata nel muro di recinzione della Venini Costruzioni metalliche. Il dipinto, opera di un Petazzi di Plesio all’inizio del secolo scorso, è così chiamato perché, nella parte inferiore, raffigura le anime del Purgatorio che, tra le fiamme, invocano l’aiuto di Maria. Si racconta che in passato le mamme di Menaggio usassero portare davanti a questa cappellina i figli un po’ monelli, in modo che la paura delle fiamme eterne potesse spingerli a comportarsi meglio.
Ci si immette dunque in via Leone Leoni, scultore cinquecentesco verosimilmente nato a Menaggio da famiglia di origine aretina, autore del monumento funebre di Gian Giacomo Medici (detto il Medeghino) nel Duomo di Milano. Ci si tiene sulla sinistra: il percorso pedonale è delimitato dalla strada tramite 6 barriere in metallo a distanza di circa 2 metri l’una dall’altra. Dopo 20 metri si imbocca un altro ponte a schiena d’asino sul torrente Sanagra; occorre fare attenzione alle due barriere sfalsate alte circa un metro poste all’inizio del ponte per impedire il transito alle moto, immediatamente prima di un pilastrino di granito a sezione quadrata alto circa 80 centimetri al centro del passaggio, nonché all’idrante sul lato sinistro. All’inizio, sulla sinistra, c’è un’edicola a tempietto in granigliato con un piccolo dipinto della Madonna Addolorata, anch’esso successivamente incluso nell’ultimo tratto muro della proprietà Venini. Si percorre il ponte, la cui larghezza, da 3 metri iniziali, va diminuendo a 2 metri; il parapetto in pietra e cemento su entrambi i lati è alto circa 60 centimetri. Il fondo è acciottolato sui lati, con al centro una fascia lastricata in pietra larga circa 30 centimetri. Alla fine della strada sul ponte, dopo 40 metri, occorre ancora fare attenzione per la presenza al centro del passaggio di un altro pilastrino di granito a sezione quadrata, alto circa 80 centimetri. Si attraversa quindi via Cheglio e si prosegue dritto lungo via Leoni (attenzione all’asfalto un po’ sconnessso), oltrepassando un edificio con una ciminiera in cotto. Dopo altri 35 metri, si sbocca in via Lusardi.
Si gira a destra per un breve tratto e la si attraversa sulle strisce pedonali. Si gira quindi a sinistra, seguendo via Lusardi sul marciapiede in cubetti di porfido, separato dalla strada da coppie di barriere in ferro e ci si immette sulla destra in via Roma, sempre sul marciapiede, oltrepassando il deposito di autobus ASF, in vista della chiesetta di San Rocco, a margine del piazzale del cimitero. Questa chiesa, ad un’unica navata e facciata preceduta da un portico a forma di tempietto classico, con il piccolo campanile sul lato sinistro, fu edificata nel 1772, probabilmente nei pressi di un antichissimo oratorio dedicato a S. Michele, andato distrutto nel secolo XVI. La chiesetta venne restaurata nel 1836 per un voto fatto dalla comunità menaggina durante una epidemia di colera; fu abbellita e rimodernata a più riprese nello scorso secolo, testimonianza di un culto importante sul territorio, soprattutto in occasione di malattie e pestilenze.
Da qui, seguendo sempre il marciapiede di via Roma in piastrelle di porfido separato dalla strada da barriere in ferro, si attraversa la zona sportiva-ricreativa di Menaggio, cominciando a costeggiare il campo da calcio. Dopo circa 200 metri, si scende dal marciapiede, si attraversa via Roma sulle strisce pedonali e si prosegue risalendo sul marciapiede opposto con fondo in porfido costeggiando l’area del Lido di Menaggio, interessante costruzione razionalista frutto della collaborazione tra Benedetto Castelli e Carlo Mantegazza. L’impianto, inaugurato nel 1934, ospitò nel 1946 anche un casinò.
In corrispondenza dell’ingresso del Lido, per circa 10 metri prima e dopo il marciapiede si interrompe, sostituito da uno stretto tratto di carreggiata riservato al transito pedonale delimitato da una riga bianca sull’asfalto; quindi, superando una piccola soglia, si imbocca il ponte moderno sul Sanagra, lungo circa 20 metri, largo circa 60 centimetri, con fondo in piastrelle di porfido e protetto da ringhiere metalliche alte circa 1,20 metri. Oltrepassato il ponte, si costeggia per 5 metri la riga bianca che delimita la carreggiata stradale e poi si piega a destra, in corrispondenza dell’ingresso all’impianto di minigolf (attenzione al filare di platani).
Sul lato destro della via Benedetto Castelli, nel piazzale Vittorio Emanuele II, si può vedere una fontana sormontata da una slanciata colonna in granito, donata da Evelyn Mylius De Neufville alla comunità alla fine dell’Ottocento. Originariamente posta in Largo Cavour, la fontana fu spostata in questa posizione nel secondo dopoguerra. Si prosegue costeggiando su asfalto la recinzione del minigolf per circa 30 metri: nel tratto finale occorre fare attenzione sul lato sinistro ad un cestino dei rifiuti e ad un platano, mentre sul lato destro a due pilastrini in pietra a sezione quadrata. Dopo un brevissimo tratto di raccordo in cemento, superando un minimo dislivello, ci si immette sul lungolago, tenendosi sul tratto pavimentato in cubetti di porfido delimitato sulla destra da un’aiuola larga circa un metro e mezzo (che lo separa in questo tratto dall’adiacente via Benedetto Castelli) e sulla sinistra da un’altra aiuola di circa 8 metri di larghezza. Dopo circa 200 metri si trova l’alto e slanciato Monumento alla Tessitrice, realizzato nel 1990 in marmo di Carrara e bronzo dallo scultore Francesco Somaini su commissione della famiglia Mantero, proprietaria di uno dei maggiori stabilimenti serici della zona, come omaggio a quei lavoratori, soprattutto donne, che hanno contribuito a rendere la sericoltura comasca famosa nel mondo. Proseguendo sul lungolago, dopo circa altri 15 metri si trova il Monumento ai Caduti del mare, posto dall’A.N.M.I. (Associazione Nazionale Marinai d’Italia) di Menaggio nel 1979; si tratta di un’ancora in metallo su un ceppo di pietra, al centro di un’aiuola di circa 4 metri di diametro, circondata da una catena retta da paletti di circa 30 centimetri. Il percorso sul lungolago è interrotto dopo circa altri 20 metri e per circa una ventina di metri da un’area asfaltata a parcheggio; poi si riprende su uno stretto marciapiede in cubetti di porfido che costeggia sulla destra una proprietà privata per circa 70 metri. Al termine, tenendo la sinistra, ci si reimmette nuovamente nel lungolago (attenzione all’aiuola con tigli lungo il bordo destro e all’aiuola che delimita a tratti il lato sinistro del passaggio consigliato). Seguendo il lungolago con una piacevole passeggiata, dopo circa 400 metri si ritorna, lungo via Mazzini e via IV Novembre, al punto di partenza.

Informazioni

Località di partenza Menaggio, via Strecioun
Località di arrivo Menaggio, imbarcadero
Tipologia del percorso percorso misto urbano ed escursionistico
Lunghezza totale 1750 m circa
Tempo di percorrenza (a piedi) 45 min
Difficoltà Turistico-escursionistica
Dislivello in salita 15 m
Quota massima 235 m slm
Pavimentazione asfalto, acciottolato, cubetti in porfido, lastre in pietra
Mezzi pubblici per raggiungere il punto di partenza autobus nei dintorni (vedi sito  bus di linea  )
Mezzi pubblici dal punto di arrivo autobus nei dintorni (vedi sito  bus di linea  ) battelli, traghetti aliscafi nei dintorni (vedi sito  Navigazione Lago di Como  )
Parcheggi presso il punto di partenza no

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