Titolo introduttivo della sezione

Tappa 1 – Nome della tappa di riferimento

Hospitale e chiesa di S. Maria MaddalenaAntiquariumL’olivicoltura sul Lario
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Hospitale e chiesa di S. Maria Maddalena

Informazioni sul percorso
Punto uno: Testo uno
Prova a capo senza spazio

Prova a capo con spazio (prima)
Punto due: Testo due
Punto tre: Testo tre

Descrizione
(Silvia Fasana)

Le prime notizie dell’Hospitale di S. Maria Maddalena sono contenute in un testamento del 1169, anno di distruzione dell’Isola.
Il complesso era sorto in fregio all’antica Strada Regina, ad un passo dal lago; era perciò un perfetto punto di interscambio, uno “stabio”/stabulum, appunto, cioè un

luogo

di rifornimento e cambio cavalli. L’antica strada correva a lago; l’Hospitale si apriva su di essa, accogliendo i viandanti attraverso un imponente portale in granito “ghiandone” che ora ha perso la propria funzione, mentre il campanile dell’annessa chiesa ne segnalava la presenza. La sua gestione fu all’inizio condivisa tra laici e conversi, questi ultimi probabilmente benedettini, legati al vicino monastero in Val Perlana; in seguito passò sotto il giuspatronato della famiglia Giovio, il cui ruolo fu riconosciuto ufficialmente dal Pontefice Alessandro VI con una bolla del 1496. Dopo la morte dell’ultimo discendente della famiglia Giovio, nel 1907, l’Hospitale divenne Ente “Opera Pia Giovio” e rimase attivo fino alla soppressione dell’Ente gestore avvenuta nel 1999 per provvedimento regionale. Attualmente il complesso è sede del Comune di Ossuccio e dell’Antiquarium.
La dedicazione di Hospitalia a Santa Maria Maddalena è piuttosto frequente, in quanto, tradizionalmente questa Santa è la peccatrice che nel Vangelo unse i piedi di Gesù e li asciugò con i propri capelli, in segno di accoglienza e servizio.
Pertinenza dell’Hospitale era la chiesa romanica che condivideva il titolo con l’Ospizio stesso. A navata unica, con abside semicircolare rivolta ad oriente, decorata all’esterno da una cornice di archetti pensili, nel corso del tempo subì numerosi rimaneggiamenti secondo le esigenze dell’Ospizio. La chiesa è celebre per il bel campanile, anch’esso in forme romaniche, sopraelevato tra i secoli XIV e XV con una curiosa cella campanaria gotica che, danneggiata dal tempo, venne reintegrata agli inizi del Novecento. Questa insolita cella ha reso celebre il lago di Como in tutto il mondo, diventandone quasi il simbolo. Nel Novecento anche la chiesa fu sottoposta a interventi di restauro, piuttosto drastici: nel 1932 furono, fra l’altro, demolite le volte del soffitto, sostituite da una copertura a capriate, e abbattuti gli edifici che si addossavano all’abside; nel 1937-39 venne “inventata” la facciata e aperta a portico l’ultima navata. La chiesa assunse così l’aspetto attuale, certamente molto diverso da quello originario. Della decorazione pittorica interna attualmente resta, nel catino absidale, l’insolita raffigurazione dei Segni zodiacali e sulle pareti laterali lacerti interpretabili come scene della Vita di Santa Maria Maddalena. Del dipinto in controfacciata, giudicato appartenente alla scuola lombarda del XVI secolo, sono rimasti le figure di rappresentanti della Famiglia Giovio e di alcuni Santi, che in origine circondavano verosimilmente una Vergine in trono. Il paliotto dell’altare è in scagliola del 1722, a firma di Pietro Solari, raffigurante al centro Santa Maria Maddalena penitente e lo stemma della famiglia Giovio. Sempre in controfacciata, una lapide in marmo ricorda i restauri della chiesa voluti dalla famiglia Luzzani e la consacrazione da parte del vescovo Alessandro Macchi nel luglio 1939.
Sulle pareti laterali sono stati collocati trentatré dipinti ad olio dell’artista contemporaneo greco Petros Papavassiliou dedicati ai lavori contenuti nelle cappelle del Sacro Monte di Ossuccio.
Sul muro settentrionale della prima campata del portico antistante la chiesa, sopra una nicchia, si può osservare un fregio in pietra con Animali mostruosi, fatto risalire alla prima metà del XI secolo, di ignota provenienza; al di sotto una lapide cinquecentesca ricorda il legame tra l’Hospitale e la famiglia Giovio. Sul muro dell’arco della prima campata è stato murato invece un frammento di una stele sepolcrale tardo-romana con un’epigrafe funeraria e un genio alato tedoforo, incorniciato da una architettura ad arco retta da colonne tortili.

Contatti
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Leggi qui per saperne di più sull’Hospitale e sulla chiesa di S. Maria Maddalena:
Sito dell’Isola Comacina – Scheda Hospitale
Sito del Romanico comasco – Scheda chiesa S. Maria Maddalena
Sito dell’Associazione culturale Isola Comacina – Scheda chiesa S. Maria Maddalena
Sito della Fondazione Carlo Leone et Mariena Montandon
Google books M. Belloni Zecchinelli, L. M. Belloni Hospitales e Xenodochi. Mercanti e pellegrini dal Lario al Ceresio, Attilio Sampietro Editore, Menaggio 1997

Antiquarium

Informazioni
Collocazione: l’Antiquarium trova sede in una parte dell’antico Hospitale de Stabio.
Pavimentazione: il cortile interno del complesso dell’Hospitale è lastricato, con due fasce laterali acciottolate, larghe circa 1,5 metri nella parte che costeggia il fianco destro della chiesa di S. Maria Maddalena. L’interno dell’Antiquarium è pavimentato in cemento.
Barriere architettoniche: per accedere all’Antiquarium occorre fare attenzione alla piccola soglia e alle due porte a vetro automatiche. L’Antiquarium si sviluppa su quattro livelli, collegati da rampe di scale; l’inserimento dell’ascensore rende accessibile ogni ambiente ai diversamente abili, superando le barriere architettoniche presenti.
Accesso: si accede dal cortile interno al complesso dell’Hospitale.
Servizi: parcheggi a pagamento disponibili in zona, bancomat, comando della Polizia locale.
Svago e Ristorazione: bar-ristorante in zona, parco pubblico “Opera Pia Giovio”, usato durante i mesi estivi come lido.

Descrizione
(Silvia Fasana)

All’interno del complesso dell’antico Hospitale de Stabio, nell’ambito delle azioni previste nell’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale (A.Q.S.T.) nel maggio 2013 è stata inaugurata una nuova e prestigiosa struttura museale, l’Antiquarium, dove sono stati riuniti i reperti archeologici ed i manufatti artistici provenienti dai diversi siti dell’Isola e del territorio di Ossuccio.
L’Antiquarium si sviluppa su quattro livelli. Al piano terra si trova la reception, l’info-point, operativo come punto di partenza e centro visite per l’Isola Comacina e il territorio circostante, oltre al bookshop. Al primo piano è stato allestito lo spazio espositivo per i reperti più significativi rinvenuti nelle diverse campagne di scavo archeologico sull’isola, come frammenti di decorazione architettonica provenienti dagli edifici ora scomparsi, diverse iscrizioni sia di età romana che paleocristiana, i resti di affreschi che ornavano le antiche chiese, e più di duecento oggetti di uso quotidiano – piatti e vasi in ceramica, recipienti in pietra ollare, frammenti di calici in vetro, monete, strumenti da lavoro e oggetti ornamentali. Attraverso l’esposizione di questi oggetti, accompagnata da pannelli didattici, viene proposto un itinerario ideale che illustra cronologicamente le vicende dell’isola e dei diversi edifici riportati alla luce. L’edificio è inoltre dotato di una piccola sala per l’attività didattica e per conferenze; da segnalare l’interessante archivio multimediale, in cui vengono approfonditi i risultati delle analisi fin qui condotte, e si evidenziano, con la possibilità di un costante aggiornamento, le problematiche ancora aperte. Oltre alla gestione di progetti di studio, ricerca e valorizzazione del patrimonio archeologico dell’Isola, l’Antiquarium si propone anche un ruolo di primo piano nello sviluppo del sistema turistico – culturale del territorio, fornendo ai visitatori informazioni e supporti didattici e promuovendo nuovi itinerari tematici.
L’Antiquarium è stato dedicato a Luigi Mario Belloni e a Mariuccia Zecchinelli Belloni, per ricordare la molteplice ed instancabile attività di questo appassionato indagatore delle memorie dell’Isola, cui si dedicò per lungo tempo, insieme alla moglie, storica e direttrice dei Musei Civici di Como.

Contatti
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Leggi qui per saperne di più sull’Antiquarium: Sito dell’Isola Comacina – Scheda Antiquarium
Leggi qui per saperne di più su orari e tariffe: Sito dell’Isola Comacina – Scheda Informazioni
Leggi qui per saperne di più su Luigi Mario Belloni e Mariuccia Zecchinelli Belloni: Sito dell’Isola Comacina – Scheda Belloni-Zecchinelli

L’olivicoltura sul Lario

Descrizione
(Silvia Fasana)

Il territorio lariano appartiene al Distretto Floristico Insubrico, esteso dal Lago di Garda a quello Maggiore.
La presenza dei grandi laghi, tra cui quello di Como, svolge un’azione mitigatrice delle temperature invernali ed estive, riducendo le escursioni termiche stagionali perché la massa d’acqua funziona da accumulatore termico, che si scalda più lentamente, ma perde calore anche più lentamente. La dolcezza del clima favorisce così la crescita di specie vegetali tipiche degli ambienti submediterranei e mediterranei, tra cui l’alloro e il bagolaro. Altre specie arboree presenti sull’isola Comacina sono il carpino nero, il castagno e il tiglio. A questa vegetazione spontanea si associa spesso l’olivo, al limite settentrionale della sua coltivazione, che dà un tocco mediterraneo al paesaggio con la bellezza del suo elegante portamento ed i suoi toni cromatici. Le antiche piante di ulivo, con le loro fronde grigio argentate, contribuiscono infatti a creare quell’atmosfera suggestiva e quasi magica che caratterizza tanti scorci delle rive del Lario. Non per niente la zona del centro lago che va da Lenno a Sala Comacina è conosciuta come la Zoca de l’oli.
La tradizione vuole che l’ulivo sia giunto nell’area lariana circa 2000 anni fa, portato dai coloni Greci al seguito di Giulio Cesare, e si sarebbe poi diffuso un po’ ovunque durante l’occupazione romana. Il poeta Claudiano (sec. IV-V d.C.), visitando le sponde lariane ne restò tanto affascinato da scrivere: «Là dove il Lario riveste le sue rive di ombrosi ulivi e con le sue dolci acque imita i flutti del mare». La tradizione aggiunge che persino la Corte Longobarda della Regina Teodolinda era solita approvvigionarsi di olio lariano. Altre fonti raccontano che l’olio della Zoca de l’oli, oltre a servire alle numerose abbazie in zona (tra cui San Benedetto e l’Acquafredda), veniva trasportato a dorso di mulo sulla stessa strada del vino in tutti i Grigioni e poi da St. Moritz proseguiva per l’Austria. Nel passato dunque l’ulivicoltura, tra alti e bassi, ha costituito non solo una fonte alimentare per le popolazioni rivierasche, ma anche un elemento molto importante per l’economia e per il benessere.
Attualmente, al fine di tutelare, promuovere e valorizzare il prodotto locale, nel 1997 gli olivicoltori lariani hanno ottenuto dall’Unione Europea la Denominazione di Origine Protetta (DOP) dell’olio extravergine di oliva “Laghi Lombardi – Lario”, per fregiarsi della quale vengono chiaramente stabiliti i luoghi di produzione, le varietà da coltivare, le condizioni di coltivazione e trasformazione, nonché i parametri qualitativi minimi dell’olio ottenuto. Negli ultimi anni l’olio lariano viene sempre più richiesto dai conoscitori e dagli intenditori, da ristoranti locali e dagli stessi proprietari degli uliveti, che vanno ben fieri di questa produzione.

Contatti
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Clicca qui per vedere su YouTube il video di Davide Van De Sfroos realizzato nell’ambito del progetto Terra & Acqua per raccontare il territorio: Ossuccio la Zoca de l’Oli

Tappa 2 – Dall’approdo sull’Isola alla casa Torre

Casa Torre*

Casa Torre*
* struttura scomparsa del tutto o in parte

Informazioni
Collocazione: i resti della Casa Torre sorgono a mezza costa sulla sponda settentrionale dell’Isola Comacina.
Pavimentazione: il sentiero che passa accanto alla Casa Torre in quel punto è sterrato.
Barriere architettoniche: le informazioni relative all’accessibilità della zona sono riportate nella descrizione della Tappa 2.
Accesso: si tratta di un’area archeologica, quindi è consigliabile osservarla dall’esterno.
Servizi: -
Svago e Ristorazione: sull’Isola sono presenti un bar e un ristorante.

Descrizione
«L’esempio meglio leggibile degli edifici destinati ad abitazione o ad altri usi civili sull’Isola è la cosiddetta Casa-Torre: conservata in altezza per 3 metri, ha pianta quasi quadrata di circa 5 metri di lato, la parete meridionale è ricavata per circa un terzo della sua altezza nella roccia, mentre le altre tre sono costruite con conci di pietra legati da malta. Sul lato orientale si aprono una porta con stipite strombato e una finestrella a feritoia, un’altra feritoia è visibile nella parete verso il lago.
La tipologia di queste abitazioni, assai semplice e quasi obbligata per sfruttare il pendio e la parete rocciosa, non è puntualmente databile, essa trova infatti confronti fino quasi ai nostri giorni. L’insediamento dell’Isola deve comunque essersi sviluppato tra l’età tardo-romana e il XII secolo».
(Testo tratto dal pannello esplicativo in loco)

Contatti
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Leggi qui per saperne di più sulla Casa Torre:
Sito dell’Isola Comacina – Scheda Casa Torre

Tappa 3 – L’area circostante la chiesa di S. Giovanni

Basilica di S. Eufemia*Chiesa di S. Giovanni BattistaLa sagra di San GiovanniAula battesimale biabsidata*

Basilica di S. Eufemia*
* struttura scomparsa del tutto o in parte

Informazioni
Collocazione: i resti dell’antica basilica di S. Eufemia si trovano in un ampio pianoro erboso all’estremità orientale dell’Isola.
Pavimentazione: il sentiero che passa accanto è erboso.
Barriere architettoniche: le informazioni relative all’accessibilità della zona sono riportate nella descrizione della Tappa 3.
Accesso: si tratta di un’area archeologica, quindi è consigliabile osservarla dall’esterno.
Servizi: -
Svago e Ristorazione: il pianoro erboso circostante è attrezzato con panchine e tavolini in legno per una sosta. Sull’Isola sono presenti un bar e un ristorante.

Descrizione
«La basilica di S. Eufemia è il monumento più importante dell’isola e il primo oggetto di scavi.
I resti che vediamo appartengono alla chiesa fondata nel 1031 dal vescovo di Como Litigerio (l’atto di fondazione ci è stato tramandato dalle fonti storiche) e distrutta dai Comaschi nel 1169.
Le indagini archeologiche hanno evidenziato, sotto l’area della navata, la presenza di un precedente edificio religioso, di età paleocristiana-altomedievale,e resti più antichi, riferibili a età romana.
L’edificio di età romanica era una grande basilica(m 22 x 62) a tre navate, separate da pilastri ottagonali in muratura e terminanti in tre absidi semicircolari rivolte a Est. Il presbiterio sopraelevato era raggiungibile tramite una scala centrale di 9 gradini, affiancata da due scale laterali più piccole, che scendevano alla cripta. L’abside di sinistra è ad una quota più alta a causa della conformazione rocciosa del terreno, mentre quella di destra si trova allo stesso livello delle navate.
Un atrio con portici, fittamente occupato da sepolture, precedeva la facciata, e nell’ala sinistra di esso una scalinata collegava la chiesa con il soprastante complesso di S. Giovanni e dell’Aula Battesimale Biabsidata.
Al centro del muro corrispondente alla facciata è ancora visibile la soglia in granito della porta d’entrata.
All’interno la chiesa doveva essere intonacata e dipinta, come attestato dai frammenti rinvenuti da Monneret de Villard, che nel 1913 riportò alla luce i resti della chiesa».
«Addossata alla parete nord, una scala in pietra consentiva di raggiungere dalla navata laterale l’entrata della torre campanaria. Il campanile di età romanica è risultato infatti essere una torre di epoca tardo-romana, elemento residuo di una serie di preesistenze antiche individuate al di sotto del vicino complesso di S. Giovanni e che dovevano estendersi anche nell’area occupata poi da S. Eufemia».
(Testo tratto dai pannelli esplicativi in loco e nell’Antiquarium)

Contatti
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Leggi qui per saperne di più sulla basilica di S. Eufemia:
Sito dell’isola Comacina – Scheda Basilica di S. Eufemia

Chiesa di S. Giovanni Battista

Informazioni
Collocazione: la chiesa di S. Giovanni Battista si trova su uno sperone roccioso all’estremità orientale dell’Isola.
Pavimentazione: il sentiero per giungere alla chiesa è erboso; il portico ha una pavimentazione in lastricato, come pure l’interno della chiesa.
Barriere architettoniche: le informazioni relative all’accessibilità della zona sono riportate nella descrizione della Tappa 3; per accedere alla chiesa occorre superare una bassa soglia in pietra.
Accesso: si accede dall’ingresso posto in facciata, sotto il portico. Per la visita rivolgersi all’Antiquarium.
Servizi: -
Svago e Ristorazione: il pianoro erboso circostante è attrezzato con panchine e tavolini in legno per una sosta. Sul fianco sinistro della chiesa è presente una fontanella. Sull’Isola sono presenti un bar e un ristorante.

Descrizione
«Su quest’area, già occupata da un edificio in epoca romana (forse villa o santuario), fu costruita una piccola chiesa altomedievale, che venne distrutta nel 1169 dai Comaschi, alleati di Federico Barbarossa. Gli scavi di Luigi Mario Belloni [condotti tra il 1958 ed il 1963] hanno rinvenuto le murature di questa chiesa, con dimensioni di m 13,5 x 4, costruita sul banco roccioso, in parte spianato, e sui resti murari di epoca romana e tardo-romana sottostanti. All’interno e attorno a questo edificio vi erano anche diverse sepolture.
Alla fine del XV secolo, secondo la leggenda, sopra i resti dell’antica chiesa sarebbe stato costruito un piccolo oratorio. Al tempo della visita pastorale del vescovo Lazzaro Carafino (1635) la chiesa era stata ricostruita “de novo”. La torre campanaria venne aggiunta nel 1670-75. È all’incirca questo l’edificio che ancora oggi possiamo visitare, osservando al suo interno gli arredi del XVIII secolo e la decorazione pittorica della fine dell’Ottocento».
L’interno è «a navata unica suddivisa in tre campate e terminante in un’abside quadrangolare. La chiesa è stata di recente (2008) sottoposta ad un intervento di restauro che, tra l’altro, ha portato a recuperare un’interessante decorazione pittorica che, tra il 1875 e il 1899, ha interessato tutto l’edificio. In particolare si osservi, partendo dal fondo, la decorazione della volta della prima e terza campata dove, al centro, è raffigurato un rosone tra mazzi di fiori.
A decorare la seconda campata si osservino al centro, in cornice quadrilobata, i simboli eucaristici del calice e dell’ostia che si stagliano su un cielo azzurro, circondati da angeli di cui uno regge un turibolo. Ai lati, all’interno di cornici triangolari, sono rappresentati, a sinistra elementi legati all’Antico Testamento (il bastone di Mosè, le due tavole della Legge e una mitria da sacerdote della sinagoga), mentre a destra elementi legati al Nuovo Testamento (la croce con il vessillo vittorioso di Cristo, il pastorale, una tiara papale e una mitria vescovile, simbolo della Chiesa).
A decorare la volta sull’area presbiteriale sono visibili al centro, in cornice quadrilobata, i simboli eucaristici dell’agnello mistico e della croce con vessillo, che si stagliano su un cielo azzurro circondati dagli angeli».
Da segnalare anche il «paliotto d’altare in scagliola con al centro S. Giovanni Battista dedicatario della chiesa e, ai lati, i Santi Pietro (a sinistra) e Paolo (a destra): sul retro il paliotto reca la data del 1706».
(Testo tratto dai pannelli esplicativi in loco)

Contatti
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Leggi qui per saperne di più sulla chiesa di S. Giovanni Battista:
Sito dell’Isola Comacina – Scheda chiesa di S. Giovanni Battista

La Sagra di San Giovanni

Descrizione
Narra la leggenda che, nel 1435 un misterioso pellegrino capitato a Ossuccio nel bel mezzo di eventi atmosferici calamitosi, guidò un paesano sull’Isola. Mostrandogli un noce, gli disse che, se avesse scavato sotto la pianta avrebbe ritrovato la chiesa e l’altare di San Giovanni Battista e che, se i compaesani fossero tornati ogni anno in devoto pellegrinaggio sull’Isola nel giorno di San Giovanni, recando le sacre reliquie e celebrando la Messa, sarebbero stati preservati da altre calamità. Così accadde. I paesani scavarono nel posto indicato e trovarono quanto promesso. La chiesa di S. Giovanni, così miracolosamente ritrovata, venne ricostruita e poi, nel secolo XVII rinnovata nelle forme che ancor oggi vediamo; e dal 1600 vi venne celebrata la Messa annuale richiesta. Le calamità – dicono – ebbero a ripetersi solo quando il voto veniva dimenticato.La processione si svolgeva con barche infiorate, una delle quali recante l’urna delle sacre reliquie del Legno della Santa Croce e dei santi Martiri che Abbondio avrebbe donato alla chiesa dell’Isola. Alla processione si accompagnavano, sull’Isola, anche vari “quadri” di una sacra rappresentazione dedicata alla storia di San Giovanni. La festa viene tuttora celebrata, con grande concorso di fedeli: un corteo di battelli infiorati, con la banda, le Autorità, l’Arciprete, i sacerdoti, i figuranti in costume e i Priori della Confraternita, alla mattina della domenica più vicina alla festa di San Giovanni approda ancora con le sacre reliquie all’Isola, a rinnovare l’antico voto. La sera precedente è di più recente tradizione lo svolgimento di uno spettacolo pirotecnico, ispirato all’incendio subito dall’Isola nel 1169. Nel 2009 in occasione della festa, si è aggiunto l’evento della riconsacrazione della chiesa di S. Giovanni, restituita al culto dopo cinque anni di scavi e restauri. Da tempo le condizioni della chiesa vi avevano impedito la prescritta celebrazione della Messa, celebrata invece “al campo” nelle rovine di S. Eufemia. I lavori hanno valorizzato l’antica abside e il relativo altare, segno della profondità del culto di San Giovanni e dell’immutato ruolo sacro dell’Isola Comacina.
(Tratto da S. Fasana, A. Garancini, Sui passi dell’anima. Luoghi della devozione nel territorio lariointelvese, Comunità Montana Lario Intelvese, Bellavite Editore, Missaglia 2009)

Contatti
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Aula battesimale biabsidata*
* struttura scomparsa del tutto o in parte

Informazioni
Collocazione: i resti dell’Aula battesimale biabsidata è situata sul lato sinistro della chiesa di S. Giovanni Battista, su uno sperone roccioso all’estremità orientale dell’Isola.
Pavimentazione: il sentiero per giungere alla chiesa è dapprima una traccia erbosa che costeggia il fianco sinistro della chiesa per circa 15 metri, poi una passerella in pietra (attenzione perché alla fine di questa non c’è alcuna protezione).
Barriere architettoniche: le informazioni relative all’accessibilità della zona sono riportate nella descrizione della Tappa 3.
Accesso: si tratta di un’area archeologica in parte recintata, quindi è consigliabile osservarla dall’esterno.
Servizi: -
Svago e Ristorazione: il pianoro erboso circostante è attrezzato con panchine e tavolini in legno per una sosta. Sul fianco sinistro della chiesa è presente una fontanella. Sull’Isola sono presenti un bar e un ristorante.

Descrizione
«Il più antico edificio religioso dell’Isola Comacina è probabilmente l’aula battesimale».
«Al V secolo d. C. si deve probabilmente datare la costruzione di un primo edificio battesimale, costituito da un’aula (m 16 x 7 circa) orientata Est-Ovest, con i muri laterali leggermente convergenti che andavano a terminare in un’unica abside.
Un mosaico a scene marine, di cui oggi resta solo l’immagine di un pesce, ornava il pavimento dell’abside, mentre la navata era pavimentata in cocciopesto (malta impastata con polvere di mattoni).
Il fonte, per il battesimo ad immersione degli adulti, era una vasca ottagonale, costruita con mattoni legati da cocciopesto e rivestita in marmo. La sua posizione decentrata può essere stata condizionata dalla roccia sottostante, che impediva la realizzazione del necessario impianto di scarico dell’acqua. Forse collegati a questo edificio erano i due ambienti rettangolari individuati sotto la chiesa di S. Giovanni.
Alla stessa fase vanno riferite due sepolture, una ad arcosolio ricavata nella muratura settentrionale, l’altra posta quasi al centro dell’aula».
«Le dimensioni della nicchia che sormonta la tomba ad arcosolio hanno fatto ipotizzare che qui fosse collocata originariamente la lapide funeraria del vescovo Agrippino [+ 617 circa], trasportata dopo la distruzione dell’Isola del 1169 nella chiesa di S. Eufemia ad Isola (Ossuccio), dove servì come mensa dell’altare fino al 1875 e ora si trova murata a sinistra del coro».
«Ad epoca altomedievale risale la creazione della doppia abside. La navata venne in questa fase pavimentata con lastre di pietra di Moltrasio, nelle absidi furono rifatti i mosaici e le pareti affrescate a motivi geometrici databili tra VIII e IX secolo.
Nel 1169 anche l’aula battesimale venne distrutta con gli altri edifici dell’Isola».
La presenza di questo edificio è particolarmente significativa, perché testimonia l’importanza dell’Isola come “culla” e centro di diffusione del cristianesimo comasco.
(Testo tratto dai pannelli esplicativi in loco e nell’Antiquarium)

Contatti
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Leggi qui per saperne di più sull’Aula battesimale biasimata:
Sito dell’Isola Comacina – Scheda Aula battesimale biabsidata

Tappa 4 – La dorsale dell’Isola fino al complesso dei Ss. Faustino e Giovita

Santuario della Beata Vergine del Soccorso e Sacro MonteAbbazia dell’AcquafreddaChiesa di S. Maria col portico*Chiesa di S. Pietro in Castello*Complesso dei Ss. Faustino e Giovita*

Santuario della Beata Vergine del Soccorso e Sacro Monte

Informazioni
Il punto di interesse non si trova lungo il percorso ma lo si può ammirare da un punto panoramico sul crinale dell’Isola

Descrizione
(Silvia Fasana)

Sulle pendici del monte che sovrasta l’abitato di Ossuccio si trova il Santuario della Beata Vergine del Soccorso.
La tradizione popolare lega gli inizi della devozione alla Madonna al ritrovamento di un’antica statua di Maria in marmo bianco, forse trecentesca, da parte di una fanciulla sordomuta, che immediatamente guarì. In questo luogo fu costruita una prima cappellina, ampliata nel secolo XVI e successivamente modificata ed impreziosita fino ad assumere le forme attuali. Il Santuario fu consacrato nel 1699 dal vescovo Bonesana; oggi il venerato simulacro della Madonna si trova in una cappella ottocentesca sul lato sinistro. Nel Santuario si venera anche una seconda immagine della Madonna con il Bambino: è un affresco del 1501 raffigurante la Vergine con Sant’Eufemia, titolare della Pieve d’Isola, ora parzialmente nascosto dalla decorazione dell’altare barocco sulla parete sinistra. Gli stucchi e gli affreschi settecenteschi della volta sono opera rispettivamente di Giovanni Battista Muttoni e di Salvatore Pozzi, entrambi di Puria, in Valsolda. Una grande tela ottocentesca di Francesco Grandi raffigurante San Giuseppe, dono di Giovanni XXIII nel 1964, orna l’altare della cappella dei Santi Francesco e Antonio, che si apre sul lato destro del Santuario. Il campanile, a picco sulla valle, fu terminato nel 1719, dopo vent’anni di lavoro, su progetto dell’architetto Giovan Battista Bianchi.
Dal piazzale si gode una straordinaria vista panoramica del sottostante specchio di lago, noto come Zoca de l’oli, con l’isola Comacina, la penisola di Balbianello, fino a Tremezzo, Bellagio e Varenna; all’orizzonte si innalzano le Grigne, il monte San Primo e in lontananza le cime delle Alpi.
Il Santuario è preceduto da un viale sacro, con partenza dall’antico nucleo di Molgisio (in territorio di Lenno), fiancheggiato da quattordici cappelle barocche che raccontano i Misteri del Rosario (il quindicesimo è raffigurato sull’altare maggiore del Santuario). Il percorso fu iniziato per volontà dei francescani Lorenzo Serenato e Timoteo Snider, che probabilmente ebbe un ruolo importante, ma non meglio definibile, anche nella sua progettazione. Le cappelle furono realizzate per lo più nella seconda metà del XVII secolo grazie alla generosità di ricche famiglie locali e all’opera di numerosi artisti, tra cui lo scultore Agostino Silva da Morbio e il pittore Giovanni Paolo Recchi da Como. Le cappelle, insieme al Santuario, costituiscono un mirabile esempio di Sacro Monte, uno dei nove Sacri Monti prealpini inseriti nel 2003 dall’UNESCO nella Lista del Patrimonio dell’Umanità.

Contatti
Santuario della Beata Vergine del Soccorso Tel. 0344.55211
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Leggi qui per saperne di più sul Santuario della Beata Vergine del Soccorso e Sacro Monte:
Sito dei Frati Minori Cappuccini della Lombardia – Scheda Santuario della Beata Vergine del Soccorso e Sacro Monte
Wikipedia – Scheda Sacro Monte di Ossuccio
Sito dell’Associazione culturale Isola Comacina – Scheda Santuario della Beata Vergine del Soccorso
Sito della Fondazione Carlo Leone et Mariena Montandon

Leggi qui per saperne di più sui Sacri Monti:
Sito del Centro di Documentazione dei Sacri Monti, Calvari e Complessi devozionali europei

Clicca qui per vedere su YouTube il video di Davide Van De Sfroos realizzato nell’ambito del progetto Terra & Acqua per raccontare il territorio: Ossuccio la Madonna del Soccorso

Abbazia dell’Acquafredda

Informazioni
Il punto di interesse non si trova lungo il percorso ma lo si può ammirare da un punto panoramico sul crinale dell’Isola

Descrizione
(Silvia Fasana)

L’Abbazia dell’Acquafredda prende il suo nome da una sorgente che scaturisce nelle vicinanze e sorge sopra il centro di Lenno, alle falde del monte Ossino; è storicamente dedicata a Maria Vergine, a San Pietro e a Sant’Agrippino. Fu costruita su un terreno donato nel 1142 ai cisterciensi di Morimondo da un privato, Attone detto Peregrino, dell’Isola Comacina.
La nuova Abbazia, istituita formalmente nel 1143, ebbe presto grande sviluppo e fu importante luogo di cultura, grazie anche a privilegi papali ed imperiali. Dal secolo XV andò però incontro ad una progressiva decadenza.
Abbandonata dai monaci, il degrado divenne così irreparabile che il governatore di Como nel 1527 ne ordinò l’incendio e la distruzione.
Il complesso risorse agli inizi del Seicento, in nuove forme barocche ed ebbe una fase di nuovo splendore e nel primo Settecento venne nuovamente restaurato, ma, alla fine del secolo, per volontà del governo austriaco l’abbazia venne soppressa, i beni secolarizzati, e i monaci si trasferirono alla Certosa di Pavia. Il complesso visse alterne vicende, finché nel 1934 fu acquistato dall’Ordine dei Minori Cappuccini della Provincia di Lombardia.
Particolarmente interessante è la chiesa, che presenta forme secentesche e settecentesche, impreziosita da stucchi e decori incentrati sul tema mariano e sul culto di San Bernardo di Chiaravalle, “anima” della riforma cisterciense; tra i dipinti si ricordano quelli attribuiti a Giovanni Mauro della Rovere detto il Fiamminghino. A sinistra del coro si accede all’antica cappella dedicata ai santi Pietro, Agrippino e Domenica; molto probabilmente era il luogo in cui le spoglie del tredicesimo vescovo di Como Sant’Agrippino e della sorella Domenica furono traslate, presumibilmente dopo la distruzione della plebana di S. Eufemia sull’Isola (anche se una tradizione locale vorrebbe la traslazione antecedente a tale data, per “metterle al sicuro”).
Le reliquie del vescovo Agrippino, però, non sono più all’Acquafredda: ora sono a Delebio, in Valtellina, nella parrocchiale di S. Carpoforo, dove furono portate nel 1785 dopo la soppressione dell’Abbazia, grazie al conte Francesco Peregalli che aveva rilevato le proprietà che l’Abbazia aveva in Delebio.

Contatti
Abbazia dell’Acquafredda Tel. 0344.55208.
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Leggi qui per saperne di più sull’Abbazia dell’Acquafredda:
Sito dei Frati Minori Cappuccini della Lombardia – Scheda Abbazia dell’Acquafredda

Chiesa di S. Maria col portico*
* struttura scomparsa del tutto o in parte

Informazioni
Collocazione: i resti della chiesa di S. Maria col portico si trovano sul crinale dell’Isola.
Pavimentazione: il sentiero che passa accanto è erboso, con presenza di roccette affioranti.
Barriere architettoniche: le informazioni relative all’accessibilità della zona sono riportate nella descrizione della Tappa 4.
Accesso: si tratta di un’area archeologica, quindi è consigliabile osservarla dall’esterno.
Servizi: -
Svago e Ristorazione: il pianoro erboso circostante è attrezzato con panche e tavolo in legno per una sosta. Sull’Isola sono presenti un bar e un ristorante.

Descrizione
È un «edificio ad aula unica con abside semicircolare rivolta verso Est (misure esterne m 30 x 9,70). La chiesa, impostata su un banco roccioso appositamente livellato, era preceduta da un ambiente rettangolare identificato con il “portico”. Le murature e la pavimentazione, di cui restano ampi tratti, sono realizzate con calcare grigio locale di Moltrasio.
Gli scavi hanno evidenziato l’esistenza di un precedente edificio absidato, forse un piccolo oratorio risalente ad epoca paleocristiana (V secolo). La chiesa più recente è invece riferibile ad età romanica (XI–XII secolo) sulla base di frammenti di affresco rinvenuti tra i materiali di crollo».
«Sono state rinvenute, a ridosso dell’abside della chiesa più antica come di quella più recente, alcune tombe ad inumazione».
«Le evidenze archeologiche, insieme con le indicazioni fornite da alcune fonti documentarie del XII secolo, hanno portato all’identificazione dei resti dell’edificio romanico come quelli della chiesa di Santa Maria col portico, citata in un atto notarile del 1145».
(Testo tratto dai pannelli esplicativi in loco e nell’Antiquarium)

Contatti
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Leggi qui per saperne di più sulla chiesa di S. Maria col portico:
Sito dell’Isola Comacina – Scheda chiesa S. Maria col portico

Chiesa di S. Pietro in Castello*
* struttura scomparsa del tutto o in parte

Informazioni
Collocazione: i resti della chiesa di S. Pietro in Castello si trovano nel punto più alto del crinale dell’Isola, tradizionalmente identificata con il toponimo di “Castello” o “Castél.
Pavimentazione: il sentiero che passa accanto è erboso, con presenza di roccette affioranti.
Barriere architettoniche: le informazioni relative all’accessibilità della zona sono riportate nella descrizione della Tappa 4.
Accesso: si tratta di un’area archeologica, quindi è consigliabile osservarla dall’esterno.
Servizi: -
Svago e Ristorazione: il pianoro erboso circostante è attrezzato con panche e tavolo in legno per una sosta. Sull’Isola sono presenti un bar e un ristorante.

Descrizione
«La chiesa di S. Pietro in Castello è citata in documenti del XII secolo, anteriori alla distruzione dell’Isola, ed in particolare in un testamento del 1129.
È un edificio ad aula unica con abside semicircolare rivolta ad Est (misure esterne m 22 x 8 circa). La chiesa, impostata su un banco roccioso, sembra sia stata costruita sui resti di strutture precedenti, forse connesse con l’area fortificata del “castello”. Le murature sono realizzate con calcare grigio locale di Moltrasio.
All’interno dell’aula in prossimità della facciata è stata rinvenuta una tomba in muratura, rivestita all’interno di malta, che conteneva i resti di più individui senza corredi funerari. È interessante la traccia di un antico tessuto rimasta impressa nella malta.
La chiesa è datata ad età romanica (XI–XII secolo) sulla base dei documenti e della tessitura muraria».
(Testo tratto dal pannello esplicativo in loco)

Contatti
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Leggi qui per saperne di più sulla chiesa di S. Pietro in Castello:
Sito dell’Isola Comacina – Scheda chiesa s. Pietro in Castello

Complesso dei Ss. Faustino e Giovita*
* struttura scomparsa del tutto o in parte

Informazioni
Collocazione: il complesso dei Ss. Faustino e Giovita si trova sulla sponda settentrionale dell’Isola.
Pavimentazione: il sentiero che passa accanto al complesso è erboso, con presenza di roccette affioranti; il piano terra della chiesa ha il pavimento in cemento, mentre il soppalco è in travetti di legno.
Accesso /Barriere architettoniche: si accede all’interno della chiesa dall’entrata laterale sinistra, sottolineata da un arco, superando una bassa soglia e oltrepassando un piccolo vestibolo.
Per accedere alla parte superiore ci si porta sul retro dell’edificio, seguendo il passaggio che costeggia l’abside (attenzione alla presenza di un gradino); oltrepassando una soglia si accede ad una piattaforma in legno protetta da due ringhiere alte circa 1,20 metri sul lato destro e sinistro (attenzione al lato frontale non protetto).
Per accedere ai bagni pubblici, situati al piano terra sul lato sinistro dell’edificio, si superano due gradini con alzata in pietra e pedata in acciottolato e si supera una soglia.
Servizi: nel fabbricato dell’ex-monastero, al piano terra, c’è un bagno pubblico.
Svago e Ristorazione: sull’Isola sono presenti un bar e un ristorante.

Descrizione
«Tra le molte chiese ricordate nel Castello d’Isola figura anche quella del convento benedettino femminile di S. Faustino, nominata come già esistente in un documento del 994, mentre il convento è citato per la prima volta nel 1101.
Della chiesa medievale sono ben conservate la parete sud, parte di quella nord e la parte inferiore della zona absidale. Il paramento a vista ha una struttura molto regolare, in grandi conci squadrati, con coronamento di archetti pensili.
Internamente le modifiche hanno profondamente compromesso la situazione originale. Il soffitto, che era coperto con volte a crociera, è stato ribassato e sostituito da una volta a botte. Alle murature, parzialmente conservate, sono state appoggiate una mangiatoia, un lavello e una panca in pietra. Si conservano invece le due piccole absidi affiancate.
Gli elementi stilistici e il tipo di muratura suggeriscono per la costruzione della chiesa una datazione successiva al XII secolo. Nonostante la tradizione storica fissi la distruzione totale dell’Isola e l’abbandono da parte degli abitanti al 1169, si deve ipotizzare infatti che alcune attività sull’Isola siano continuate o riprese anche dopo questa data».
(Testo tratto dal pannello esplicativo in loco)

Contatti
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Leggi qui per saperne di più sul complesso dei Ss. Faustino e Giovita:
Sito dell’Isola Comacina – Scheda complesso Ss. Faustino e Giovita

Tappa 5 – Il paradiso degli artisti

Case per Artisti in stile razionalistaVilla Rachele, già Beccaria

Case per Artisti in stile razionalista

Informazioni
Collocazione: le tre Case per Artisti in stile razionalista sono state costruite sulla sponda settentrionale dell’Isola.
Pavimentazione: il sentiero che passa accanto è erboso, in alcuni punti lastricato.
Barriere architettoniche: le informazioni relative all’accessibilità della zona sono riportate nella descrizione della Tappa 5.
Accesso: Si tratta di proprietà privata, quindi è consigliabile osservarle dall’esterno.
Servizi: nel fabbricato dell’ex-monastero dei Ss. Faustino e Giovita, al piano terra, c’è un bagno pubblico.
Svago e Ristorazione: sull’Isola sono presenti un bar e un ristorante.

Descrizione
«Il progetto di realizzare sull’Isola Comacina alcuni alloggi per artisti risale al 1920, quando l’Isola – donata da Augusto Caprani al re del Belgio Alberto I e da questi poi allo Stato italiano – viene affidata all’Accademia di Brera.
Nel 1933 Pietro Lingeri (1894-1968) è incaricato del progetto. L’architetto di Tremezzo ha già alle spalle numerosi incarichi nella sua terra di origine, tra cui la sistemazione del parco della villa Meier e la sede dell’AMILA – Associazione motonautica italiana Lario (1927-31). Tre anni dopo, nell’Italia da poco scivolata nell’avventura dell’Impero, i progetti di radicale modernità che Lingeri aveva elaborato non sono più graditi agli apparati di regime. Lingeri elabora nuove soluzioni dove la possibilità di conciliare razionalismo e tradizione locale segue le strade già esplorate da Le Corbusier pochi anni prima.
La versione definitiva delle Case per artisti vede la luce tra il 1937 e il 1939 e la costruzione si realizza in un solo anno nel 1940. È una reinterpretazione in chiave razionalista dell’architettura vernacolare lariana. Gli elementi dell’architettura contadina, le passerelle lignee o i loggiati aperti in facciata, convivono con soluzioni tipiche del repertorio modernista, come le finestre a nastro o le pareti in vetrocemento. Si realizzano tre varianti di uno stesso schema planimetrico che comprende al piano terra una zona pranzo, una cucina, un locale studio a doppia altezza e al piano superiore la camera da letto e un piccolo bagno. La muratura portante è in blocchi di pietra di Moltrasio, intonacata a calce negli interni e in stucco lucido nei locali servizi. I solai superiori, le scale interne, così come i serramenti sono in legno di castagno, mentre la struttura portante e l’orditura dei tetti, a falde rovesciate e rivestiti in lastre di ardesia, è realizzata in abete. È una composizione che vede la giustapposizione di piani murari e volumi lignei che si rivelano nei punti di interruzione.
Le Case vengono utilizzate per brevi soggiorni estivi da artisti italiani e belgi».
(Testo tratto dal pannello esplicativo in loco)

Contatti
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Leggi qui per saperne di più sulle Case per Artisti in Stile razionalista:
Sito dell’Isola Comacina – Scheda Case per Artisti in stile razionalista
Sito della Fondazione Carlo Leone et Mariena Montandon

Villa Rachele, già Beccaria

Informazioni
Il punto di interesse non si trova lungo il percorso ma lo si può ammirare da un punto panoramico all’estremità occidentale dell’Isola.

Descrizione
(Silvia Fasana)

Sulla “puncia” (“punta”, penisola) di fronte all’Isola Comacina, in territorio di Sala Comacina, si affaccia sul lago Villa Rachele, già Beccaria, a tre piani, costruita tra la metà del Settecento e i primi dell’Ottocento su una grande terrazza semicircolare affacciata sul lago.
Nel parco circostante, su progetto dell’architetto Giuseppe Balzaretti, arricchito di allori, ulivi, cipressi, cedri e magnolie, sorge il suggestivo monumento funebre del marchese Giulio Beccaria (morto nel 1858), figlio del celebre Cesare e zio materno di Alessandro Manzoni, e della moglie Antonia Curioni (morta nel 1866): un tempietto trabeato a sei colonne sormontato da una cupola semisferica, sotto la quale si trova la statua di una giovane donna orante, opera dello scultore Bassano Danielli. Dopo la morte di Giulio, la villa passò a Cesare Cantù, letterato e patriota, e alla figlia Rachele, moglie di Angelo Villa Pernice, deputato al primo parlamento italiano di Firenze, che vi riunì un salotto letterario noto col nome di “Accademia dei pedanti”, animato da personaggi di spicco della cultura italiana del tempo, come Antonio Fogazzaro, Tommaso Gallarati Scotti ed Ettore Verga, storiografo e direttore dell’Archivio del Castello Sforzesco di Milano, solo per citare i più famosi. Alla morte di Rachele Cantù, la villa passò in eredità a Rachele Martelli, moglie di Emilio de Marchi che qui scrisse “Col fuoco non si scherza” (1901), romanzo in gran parte ambientato nella villa stessa che da allora fu chiamata “Villa Rachele”. Attualmente è di proprietà privata.

Contatti
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Leggi qui per saperne di più su Villa Rachele, già Beccaria:
Sito del Comune di Sala Comacina – Scheda Villa Rachele
Sito di Lombardia Beni Culturali – Scheda Villa Beccaria

Tappa 6 – L’antica Via Regina e la chiesa di S. Giacomo

L’Antica via Regina a OssuccioChiesa di S. Agata (già di S. Sisinnio)Chiesa di S. Giacomo

L’Antica via Regina a Ossuccio

Descrizione
(Ambra Garancini)

Con il nome di Via Regina si indica l’antico percorso che, seguendo la riva occidentale del Lario, in età romana univa Como, e prima ancora, la pianura milanese, con la Valchiavenna, dove poi, attraverso la Via Francisca, sua naturale prosecuzione, raggiungeva Chiavenna, “punto base” per i valichi verso la Rezia. Nacque verosimilmente come raccordo degli antichi sentieri e con funzione di supporto/collegamento locale, in subordine rispetto alla più importante via lacustre. Il nome di “Strada” Regina (ovvero “strada regia”, via selciata – strata – principale, pubblica) – molto più tardo – risulta documentato per la prima volta nel 1187. Insieme, la via d’acqua, cioè il Lario, via dei naviganti, dei soldati e dei mercanti, e la Via o Strada Regina adibita ai traffici locali, carrabile, mulattiera o pedonale, costituirono per secoli un vero e proprio “sistema Lario”, ovvero una rete articolata di percorsi, che puntavano decisamente a nord, verso i valichi alpini, a sud, verso Milano, nodo viario della Val Padana e che avevano come baricentro Como, il polo militare e commerciale più agevolmente collegato a Milano, e come asse la riva occidentale del Lario, perché geograficamente convergente su Como. Nel corso dei secoli la cosiddetta Via Regina vide crescere la propria importanza e per tutto il Medioevo fu accudita in forza di appositi Statuti dalle comunità rivierasche. La via di terra rimase comunque sempre sussidiaria al lago, perché la difficile morfologia delle sponde lariane ne ostacolava un adeguato ampliamento. Dal secolo XVI il passaggio del Milanese alla Spagna e poi all’Austria segnò il progressivo spostarsi dei grandi traffici alla sponda orientale del Lario, in forza della necessità di collegamenti più rapidi fra l’impero asburgico e Milano. Il “sistema Lario” della riva occidentale, che tanto aveva segnato la storia delle terre lariane, divenne definitivamente secondario, passando il testimone all’asse Lecco-Colico. Attualmente l’antica Via Regina è ricostruita e in parte percorribile, in alcuni tratti come “Greenway del Lario”, che tocca alcuni dei paesaggi lariani più belli e attende una adeguata valorizzazione come itinerario culturale di valenza europea.
In particolare ad Ossuccio si sono conservati alcuni tra i tratti più significativi della antica via, quelli in fregio al complesso dell’Hospitale e alla chiesa di S. Giacomo.

Contatti
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it
Iubilantes via G. Ferrari 2, Como; tel. 031.279684; e-mail: iubilantes@iubilantes.it

Per saperne di più sull’Antica Via Regina:
Sito della Via Regina

Chiesa di S. Agata (già di S. Sisinnio)

Informazioni
Collocazione: la chiesa prospetta su un sagrato di circa 5 metri per 5 che dà su via Cesare Giovio, nel centro del nucleo storico di Ossuccio.
Pavimentazione: via Giovio è acciottolata; il sagrato è pure acciottolato; l’interno della chiesa è in lastre di pietra.
Barriere architettoniche: si accede alla chiesa dall’ingresso posto in facciata superando una bassa soglia o dall’accesso laterale destro, salendo tre gradini.
Servizi: parcheggi liberi in zona.
Svago e Ristorazione: nei dintorni sono presenti alcuni bar–ristoranti.

Descrizione
La chiesa di S. Agata (già dedicata a S. Sisinnio) sorge nel nucleo storico di Ossuccio. Ha una semplice facciata a capanna che prospetta sul piccolo sagrato; l’interno, ad una navata, ha una cappella laterale destra dedicata alla Santa titolare e un ampio spazio a fianco del presbiterio, sempre sul lato destro.
«Il documento più antico al riguardo risale al 1299; in esso si ricorda la dedicazione solo a S. Sisinnio così come nella visita pastorale del Vescovo Ninguarda del 1593; solo con la visita pastorale del Vescovo Carafino del 1644 compare la dedicazione a S. Agata.
Il restauro eseguito tra il 1993 e il 1995 ha permesso la ricostruzione delle diverse fasi storiche dell’edificio: da un primitivo sacello cimiteriale, cui presto si aggiunge un’abside (inizi del VI secolo) ad una chiesa altomedioevale (fra l’VIII e il X secolo) e infine la costruzione romanica (presumibilmente XII secolo) ancora oggi parzialmente ben conservata con il suo altare originale, una splendida acquasantiera decorata ad altorilievo con animali fantastici, resti di affreschi, alcuni a vista, altri nascosti nel sottotetto, le graziose finestrelle a strombo.
A partire dalla fine del 1600 la chiesa subisce sostanziali interventi e riceve quell’aspetto che conserva a tutt’oggi.
Il campanile, ripulito dall’intonaco nel 1989, è una delle più belle torri campanarie del Comasco.
La chiesa conserva – a lato del presbiterio – un’ara votiva romana, databile tra il II e il III secolo d.C., che, oltre a ricordare l’antico culto pagano, ha il grande privilegio di aver tramandato il toponimo dell’antico pago romano e dei suoi abitanti: gli Ausuciates».
Interessante è la pala d’altare raffigurante la Madonna con il Bambino tra i Santi Sisinnio (vestito da vescovo, nonostante la tradizione lo tramandi come un diacono) e Agata, racchiusa in una splendida cornice lignea dorata, datata 1577 e firmata Giulio De Grassi. Sulla predella sono raffigurate Scene del martirio dei Santi Vincenzo e Eufemia davanti ai loro giudici e due figure con tavole che recano moniti circa il rispetto con cui si deve accedere al luogo sacro.
(tratto dal sito http://www.acisolacomacina.it)

Contatti

Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Leggi qui per saperne di più sulla chiesa di S. Agata, già di S. Sisinnio:
Sito internet del romanico comasco – Scheda chiesa S. Agata
Sito di Lombardia Beni Culturali – Scheda chiesa di S. Agata

Chiesa di S. Giacomo

Informazioni
Collocazione: la chiesa di S. Giacomo è situata in fregio all’antica via Regina, poco a meridione del nucleo di Spurano di Ossuccio, di fronte all’Isola Comacina.
Pavimentazione: l’antica via Regina, che passa in fregio alla chiesa, in questo tratto è acciottolata; i primi cinque gradini di raccordo con la piazzola antistante l’ingresso sono in acciottolato, segue un pianoro erboso con una roccetta affiorante, quindi un altro gradino a prato. La piazzola antistante l’ingresso della chiesa è lastricata in pietra. L’interno della chiesa è in lastre in pietra.
Barriere architettoniche: 4 gradini irregolari in pietra, seguiti da un pianoro erboso con una roccetta affiorante e da altri 2 gradini permettono di raggiungere la piccola piazzola lastricata antistante l’ingresso della chiesa. Per accedere all’interno della chiesa occorre superare una bassa soglia in pietra.
Accesso: si accede dall’ingresso posto in facciata.
Servizi: parcheggi disponibili in zona.
Svago e Ristorazione: bar e ristoranti in zona.

Descrizione
(Silvia Fasana)

La chiesa di S. Giacomo è un piccolo gioiello romanico in pietra moltrasina a vista, situato in fregio all’antica via Regina. La più antica citazione che la riguarda è in un atto di donazione del 1169, annus horribilis della distruzione dell’Isola. Le sue fondamenta posano in parte sulla roccia della riva ed in parte su due archi sostenuti da pilastri, le cui basi affondano nelle acque del lago. La semplice facciata a capanna è decorata da una serie di archetti e presenta due finestre ad oculo e una a forma di croce latina. Il campanile a vela a due fornici che si eleva dal timpano frontale, posteriore rispetto alla chiesa, è stato probabilmente realizzato nel XIV secolo. Dalla metà del Novecento l’ingresso alla chiesa avviene esclusivamente attraverso il portone che si apre nella facciata, ma probabilmente il primitivo ingresso principale era quello laterale, proprio in fregio alla via Regina, ora parzialmente tamponato e ridotto ad una finestra. Tale apertura è sormontata da un affresco secentesco su fondo rosso, raffigurante San Giacomo maggiore che, con il suo bordone, pare ancora vegliare sui viandanti. Scrivono Ambra Garancini e Silvia Fasana in Sui passi dell’anima. Luoghi della devozione nel territorio lariointelvese: «In realtà la chiesa era dedicata anche a San Filippo apostolo, e ciò ha fatto pensare che il Giacomo contitolare fosse in origine l’apostolo Giacomo detto il Minore. Filippo e Giacomo Minore sono infatti sempre venerati insieme, come aiuto e difesa nei tempi di grande afflizione. Ma ora il Santo realmente venerato nella piccola chiesa è Giacomo Maggiore, il “Santiago” che ha fatto di Compostella la meta degli autentici pellegrini. Se dunque davvero è avvenuto un “passaggio” di culto da Giacomo Minore a Giacomo Maggiore, ci piace pensare che esso sia stato dovuto al diffondersi anche nella nostra zona della devota pratica del pellegrinaggio iacopeo, vera “spina dorsale” dei cammini dell’Europa cristiana. Se le cose sono davvero andate così, il “passaggio” dimostrerebbe anche, di riflesso, l’importanza della direttrice del Lario come via di pellegrinaggio». L’interno, ad unica navata ed abside semicircolare, è decorato da resti di interessanti dipinti. Il nucleo più antico comprende, sulla parete destra, la figura di un Orante e un grande San Cristoforo, patrono dei pellegrini, fatto risalire al primo/secondo decennio dopo il Mille, di gusto ottoniano, ispirato a modelli della tradizione figurativa romano-imperiale. Quest’ultimo affresco è posto esattamente di fronte alla porta laterale, ben visibile dai viandanti che transitavano lungo la via Regina. Sulla parete sinistra, i dipinti più antichi sono disposti in due registri: in quello superiore, procedendo dal presbiterio (qui in una nicchia è dipinta l’Ultima Cena), si possono osservare La Lavanda dei piedi, Gesù nell’Orto degli Ulivi, La cattura di Gesù, Gesù deriso; nel registro inferiore, sotto l’Ultima Cena, è rappresentata probabilmente una Deposizione, poi proseguendo lungo la parete, l’Ospitalità di Abramo e Sara alle Querce di Mamre e Il peccato originale. A questi dipinti medioevali si affiancano altre pitture posteriori:sulla parete destra, una dolce Madonna con il Bambino, San Girolamo e San Simonino, quattrocenteschi; sulla parete sinistra un San Michele che pesa le anime, trecentesco e un Sant’Antonio Abate della seconda metà del Cinquecento.
La chiesa accoglie anche una pregevole ancona lignea della Madonna di Loreto, databile con tutta probabilità alla fine del secolo XV.

Contatti
Antiquarium – Isola Comacina via Somalvico, Ossuccio; Tel. 0344.56369; e-mail info@isola-comacina.it

Leggi qui per saperne di più sulla chiesa di S. Giacomo:
Sito del Romanico comasco – Scheda chiesa S. Giacomo
Sito dell’Associazione culturale Isola Comacina – Scheda chiesa S. Giacomo
Sito della Fondazione Carlo Leone et Mariena Montandon