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Sulle rive della Ravella. Condottieri, santi, imprenditori e artisti

Tappa 1 – Dalla Stazione Trenord di Canzo alla Prepositurale di S. Stefano

Teatro SocialePalazzo TentorioChiesa di S. Stefano

Teatro Sociale

Informazioni
Collocazione: il Teatro Sociale di Canzo si affaccia su via Volta, dove in origine si apriva l’ingresso principale, poi spostato in Piazza Garibaldi per ragioni di sicurezza.
Pavimentazione: Piazza Garibaldi e il suo marciapiede sono asfaltati; il vialetto di accesso al teatro è in piastrelle di cemento.
Barriere architettoniche: per accedere al vialetto di accesso occorre salire sul marciapiede di Piazza Garibaldi. In corrispondenza dell’ingresso c’è una piccola soglia.
Accesso: si entra nel Teatro dall’ingresso laterale destro (guardando la facciata), protetto da una tettoia a volta e preceduto da un vialetto, delimitato da un cordolo sulla sinistra (e in parte sulla destra), che si diparte dal marciapiede di Piazza Garibaldi. Il Teatro è normalmente chiuso, tranne che durante gli spettacoli o in occasioni di altri eventi culturali.
Servizi: parcheggi liberi e a pagamento disponibili in zona; sportelli bancomat lungo via Mazzini; Farmacia in via Mazzini; comando della Polizia locale nel piazzale della Stazione LeNord di Canzo.
Svago e Ristorazione: bar e ristoranti in zona; parco pubblico “Barni” nelle immediate adiacenze.

Descrizione
(Silvia Fasana)

Il Teatro Sociale di Canzo è un elegante edificio in stile neoclassico che si affaccia su via Volta. La facciata è a due ordini, sormontati da un timpano separato da un marcato cornicione; quello inferiore è decorato da lastre in pietra che simulano un portico a tre fornici, con aperture in corrispondenza delle due finestre laterali e del portone di ingresso, affiancato da due lanterne a muro. Un insieme armonico nella sua semplicità, progettato dall’architetto milanese Gaetano Besia su richiesta di alcuni privati cittadini appartenenti a famiglie benestanti locali e milanesi villeggianti che, nell’aprile 1828, fondarono la “Società del Teatro di Canzo”. Il pittore Orazio Tessa di Milano fu chiamato ad affrescare gli interni e lo scenografo del Teatro alla Scala di Milano si occupò della scenografia.
Appena un anno e mezzo dopo, il 18 ottobre 1829, il teatro fu inaugurato con lo spettacolo Il falso galantuomo, di Alexandre Duval, messo in scena dalla Compagnia dei Filodrammatici di Milano.
Nella sua lunga storia il Teatro ospitò spettacoli di prosa e melodrammi, soprattutto attorno alla metà dell’Ottocento; non mancarono anche feste e manifestazioni benefiche. Alla fine del secolo alcuni locali accolsero la Scuola di disegno e la Scuola serale promosse dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso di Canzo.
Tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento lo stabile fu anche utilizzato per proiezioni cinematografiche; con la fine della guerra la proprietà passò al Comune, che ne continuò l’uso come cinema e occasionalmente come teatro. A metà degli anni ’80 si procedette al completo restauro dell’edificio; dalla seconda inaugurazione, nel 1990, ospita stagioni di musica e prosa di grande richiamo che lo rendono un importante punto di riferimento culturale per il territorio.

Contatti
Comune di Canzo via Mazzini 28, Canzo; Tel. 031.674111
NonSoloTurismo Piazza Garibaldi 5, Canzo; Tel. 031.684563 – 331.9939726; e-mail info@nonsoloturismo.net

Leggi qui per saperne di più sul Teatro Sociale di Canzo:
Wikipedia – Scheda Teatro Sociale di Canzo
Sito del Comune di Canzo – Scheda Teatro Sociale

Palazzo Tentorio

Informazioni
Collocazione: Palazzo Tentorio si affaccia su via Mazzini, con ingresso al numero civico 28.
Pavimentazione: via Mazzini è asfaltata; il marciapiede che la costeggia è in piastrelle di porfido, mentre l’androne del Palazzo è in piastrelle di pietra.
Barriere architettoniche: per accedere a Palazzo Tentorio occorre superare un piccolo scivolo-soglia in pietra, che dà su un androne leggermente in discesa nella prima parte e chiuso verso l’interno da una porta in vetro.
Accesso: si entra dall’ampio portone monumentale in via Mazzini.
Servizi: parcheggi disponibili in zona; sportelli bancomat lungo via Mazzini; Farmacia in via Mazzini.
Svago e Ristorazione: bar-ristoranti in zona.

Descrizione
(Silvia Fasana)

Palazzo Tentorio è un severo edificio a tre piani con la facciata aperta da un imponente portale in conci di pietra con arco a tutto sesto.
Al piano terra il palazzo presenta un grande atrio, con un porticato aperto sulla la piazza retrostante; al primo piano con gli ultimi restauri sono stati realizzati gli uffici del Sindaco, del Segretario Comunale e la Sala Giunta, mentre al secondo si trova un ampio salone con capriate a vista.
Il suo nome deriva dalla famiglia Tentorio, che lo acquistò nel 1706 dai Riboldi. I Tentorio si erano arricchiti con un fiorente commercio dei panni di lana; la famiglia lasciò un’importante traccia della sua presenza a Canzo contribuendo generosamente alla realizzazione della nuova chiesa di S. Stefano, consacrata nel 1752.
Nel 1828 il complesso passò ai fratelli Giovanni Maria, Benedetto e Venanzio Gavazzi, impegnati in quegli anni nello sviluppo dell’industria serica; nel 1836 l’intero comparto fu acquisito da Giovanni Battista Gavazzi, figlio di Giovanni Maria. Tre anni dopo anche Giovanni Battista si distinse per un’opera di grande rilievo e di pubblica utilità: la fondazione di un Ospedale a fianco della chiesa di S. Francesco.
Successivamente il Palazzo fu acquistato nel 1889 dal Comune per alloggiarvi la scuola e poi la sede del Municipio. Nel 1999 l’edificio fu ristrutturato e venne aggiunto, nell’area retrostante, un nuovo fabbricato, inaugurato nel 2002.
Quest’ultimo edificio, in stile contemporaneo in pietra a vista, progettato dallo Studio Associato Ventura Architetti di Pizzighettone, si compone di due parti distinte: il portico e la torre che, nell’intenzione dei progettisti, possono essere considerate gli elementi costitutivi di un Broletto «termine che definisce i palazzi municipali (detti anche arengari) degli antichi comuni lombardi e che deriva da “brolo”, giardino recintato con muri a secco nel quale anticamente le popolazioni si radunavano per le decisioni comuni». Nel portico sono ospitati gli uffici comunali e gli ambulatori medici; nella parte superiore della torre si trova l’aula consigliare, all’esterno della quale campeggia un grande orologio.
Palazzo Tentorio e il nuovo edificio sono separati da una piazzetta.

Contatti
Comune di Canzo via Mazzini 28, Canzo; Tel. 031.674111
NonSoloTurismo Piazza Garibaldi 5, Canzo; Tel. 031.684563 – 331.9939726; e-mail info@nonsoloturismo.net

Leggi qui per saperne di più sul Palazzo Tentorio:
Sito del Comune di Canzo – Scheda Palazzo Tentorio

Chiesa di S. Stefano

Informazioni
Collocazione: la prepositurale di S. Stefano si affaccia su un ampio sagrato che dà su via della Chiesa.
Pavimentazione: il sagrato è pavimentato con lastre in pietra: nella parte centrale, di fronte all’ingresso principale della chiesa, sono poste nove lastre in marmo bianco con inciso lo stemma del Cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano dal 1929 al 1954 e beatificato il 12 maggio 1996 da Giovanni Paolo II.
Barriere architettoniche: per raggiungere il sagrato, delimitato sui lati sud e ovest da una balaustra in serizzo, sono possibili tre accessi. Dal lato ovest (come prevede il percorso) occorre salire 10 gradini in pietra; dal lato sud 7 gradini; il lato est invece si raccorda in piano con la piazza adiacente, in cui è stato ricavato un parcheggio, separato dal sagrato da quattro pilastrini in pietra alti circa 1 metro che reggono una catena in ferro, lasciando però un passaggio libero accanto allo spigolo della chiesa. Per accedere all’edificio sacro occorre salire altri 3 gradini.
Accesso: normalmente sono aperti gli ingressi laterali.
Servizi: un ampio parcheggio è disponibile nelle immediate adiacenze; sportelli bancomat lungo via Mazzini, Farmacia in via Mazzini.
Svago e Ristorazione: bar-ristoranti in zona.

Descrizione
(Silvia Fasana)

La chiesa prepositurale di S. Stefano (detta in dialetto locale Gésa granda), deve il suo aspetto attuale a un radicale intervento di rimaneggiamento e ristrutturazione effettuato tra il 1728 e il 1752, di una costruzione preesistente, già attestata nel secolo XIII come dipendente dalla Pieve di Incino.
La leggenda vuole che l’area attualmente occupata dalla Prepositurale fosse in origine una vigna di proprietà della famiglia Pelliccione. Dopo molte insistenze essi la concessero alla parrocchia, ponendo la pesante condizione che in una sola notte tutte le piante di vite fossero sradicate. Così fu: dopo una nottata di febbrile lavoro da parte di tutta la popolazione, le piante furono strappate e la costruzione poté avere inizio.
Nel 1819 fu aggiunto il campanile, anche se l’originario progetto dell’architetto Giuseppe Bovara ne prevedeva anche un secondo.
La facciata settecentesca, in stile barocco lombardo, a due ordini, scandita da lesene, presenta una gradevole alternanza di concavità e convessità. L’imponente ingresso centrale, delimitato da colonne e timpano curvilineo, è fiancheggiato dai due ingressi minori, con frontoni a timpano triangolare. Nel 1907 vennero aggiunte in facciata le statue di Santo Stefano e del Beato Miro, collocate entro nicchie riccamente ornate.
L’interno ad un’unica navata e quattro cappelle laterali, è un vero tripudio di marmi, stucchi e dorature.
Entrando, sul lato destro, la prima cappella conserva un venerato Crocifisso ligneo cinquecentesco, già ammirato da San Carlo Borromeo durante la sua visita Pastorale; la seconda la statua di Sant’Antonio Abate, opera di Elia Vincenzo Buzzi (1767). Sul lato sinistro invece la prima cappella dall’entrata è dedicata a San Bernardo e la seconda alla Madonna del Rosario, con simulacri anch’essi opera di Buzzi (1761). Tutte le cappelle presentano ricchi ed elaborati altari marmorei.
Sulle pareti della navata, tra le cappelle, sono presenti pregevoli confessionali in marmo e legno, sopra i quali sono collocati l’organo con le relative canne, opera dei celebri Fratelli Serassi (1828), restaurato da Natale Balbiani di Milano all’inizio del Novecento.
Nel presbiterio, con abside poligonale, domina l’altare maggiore a tempietto, con un interessante paliotto in scagliola.
La volta del presbiterio è decorata da affreschi settecenteschi con la Trinità, la Gloria di Santo Stefano e, nelle vele, i Quattro Evangelisti; la gran parte degli affreschi che ornano invece la volta della navata e le pareti delle cappelle laterali sono opera del pittore Mario Albertella, direttore della Scuola professionale d’Arte Cristiana Milanese, che li realizzò attorno al 1925.
A sinistra dell’altare, una cappellina conserva numerose reliquie lasciate in eredità da mons. Camillo Fino, prevosto di Canzo e già Notaio certificatore delle reliquie diocesane di Milano.

Contatti
Parrocchia di Canzo via Alla Chiesa 56; Tel. 031.68132

Leggi qui per saperne di più sulla chiesa prepositurale di S. Stefano:
Wikipedia – Scheda Chiesa di S. Stefano
Sito del Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche – Scheda Parrocchia di S. Stefano in Canzo
Sito del Comune di Canzo – Scheda Chiesa di S. Stefano
Sito della Comunità Montana Triangolo Lariano – Scheda Basilica Prepositurale di Santo Stefano Protomartire

Tappa 2 – Dalla Prepositurale di S. Stefano alla chiesa di S. Francesco

Feste tradizionaliVilla MedaChiesa di S. Francesco

Feste tradizionali

Descrizione
(Silvia Fasana)

La Giubiana
La Giubiana è una festa tradizionale diffusa in Piemonte e in Lombardia, specialmente in Brianza e nel Varesotto, che consiste nel processare e mettere al rogo il pupazzo di una vecchia (la Giubiana, appunto), simbolo dei mali dell’inverno e dell’anno trascorso: il significato è dunque quello di un rito propiziatorio.
La festa si svolge l’ultimo giovedì di gennaio.
A Canzo la celebrazione è particolarmente articolata: i momenti fondamentali sono il processo alla Giubiana in piazza, rigorosamente in dialetto canzese, che termina con la sentenza dei Regiuu (gli anziani autorevoli del paese), seguita dal grande falò e dalla tradizionale cena a base di risotto e salsiccia (lügànega) e vin brülé. Alla manifestazione intervengono anche figuranti che interpretano altri personaggi simbolici e tradizionali.

Festa del Sole – Festa di Òman
La Festa del Sole di Mezza Estate, celebrata la domenica più prossima al 2 agosto, è stata sovrapposta alla tradizionale Festa di Òman, ormai perduta, in cui si celebrava la mascolinità legata ad immagini di forza e fertilità proprie del sole. La giornata, realizzata dalla Cumpagnia di Nostin collaborazione con ERSAF e Legambiente, è caratterizzata da momenti culturali e ludici: si sale in corteo da Gajum a Prim’Alpe, dove si svolgono giochi da fòrza e da malizia, assaggi di piatti tipici (il disnà), canti e musica folkloristica tradizionale e riti caratteristici, tra cui il suono del corno del pastore, la s’ciupetada e la lettura dell’Ode al Rè di Alp, come omaggio a questa figura simbolica che sovrintende alla natura e ai suoi ritmi.

Biofera
Il secondo fine settimana di settembre, nei cortili e nei locali di Villa Meda, si svolge la Biofera, una fiera mercato nella quale più di cento piccoli produttori agricoli e artigiani, accuratamente selezionati e provenienti da tutta Italia, presentano i loro prodotti legati all’agricoltura biologica e a rimedi di medicina alternativa. Durante la fiera si tengono anche momenti ricreativi-culturali quali conferenze sul tema del rapporto uomo-natura e sulla riscoperta di conoscenze tradizionali, danze, rappresentazioni teatrali, concerti, laboratori, degustazioni, dimostrazioni, giochi per bambini e competizioni tipiche legate alla tradizione celtica.
La Biofera è una tra le fiera della cultura biologica più importanti in Italia, insieme alla Fierucola di Firenze ed alla fiera biologica Bioest di Trieste.

Natale
Oltre alla presenza di suonatori girovaghi di pive, baghèt e pifferi e alla distribuzione dei ceppi di Natale, contribuiscono alla creazione di un’atmosfera natalizia altre iniziative, quali convivi a base di trippa in minestrone (büsechìn da la vigilia) da parte di alcune associazioni (Alpini, Cumpagnia di Nost, Centro Anziani), e la Messa natalizia dell’aurora (Mèsa Prima), con la lettura del Vangelo in canzese.

Festa patronale e fiera di Santo Stefano
Nel giorno del Santo (26 dicembre) si tiene una processione solenne e si brucia un pallone bianco appeso al soffitto della chiesa durante la Messa principale delle ore 10.30. In via Rimembranze e nel Piazzale Giovanni XXIII si svolge la fiera di Santo Stefano, che ha sempre richiamato visitatori da tutta la Brianza.

Liberamente tratto da Wikipedia – Pagina di Canzo e da pubblicazioni della Cumpagnia di Nost

Contatti
Cumpagnia di Nost biofera@alice.it

Leggi qui per saperne di più sulle feste tradizionali a Canzo:
Wikipedia – Scheda Canzo
Leggi qui per saperne di più sulla Biofera:
Sito della Biofera

Villa Meda

Informazioni
Collocazione: il complesso di Villa Meda si estende su entrambe le sponde del torrente Ravella.
Pavimentazione: entrando dall’ingresso principale, la fascia sotto il porticato è lastricata in pietra per circa 8 metri; il cortile interno è pavimentato in cubetti di porfido. Il parco ha il fondo prevalentemente in ghiaietto e il parcheggio sulla sponda sinistra della Ravella è asfaltato, ma il vialetto dove passa l’itinerario indicato è in cubetti di porfido.
Barriere architettoniche: le informazioni relative all’accessibilità sono riportate nella descrizione della Tappa 2.
Accesso: l’ingresso monumentale della villa si apre su via Meda; su Piazza San Francesco e via Gajum ci sono alcuni accessi secondari aperti nell’antico muro di recinzione della proprietà che immettono nel parcheggio.
Servizi: una parte dell’antico parco è stata adibita ad ampio parcheggio, con entrata da via Gajum.
Svago e Ristorazione: bar e ristoranti in zona.

Descrizione
(Silvia Fasana)

La villa, in stile neoclassico, è opera dell’architetto Simone Cantoni, che trasformò una casa di campagna nella residenza della famiglia Meda tra il 1795 e il 1804. Nell’archivio storico cantonale di Bellinzona (CH) è conservata una cartella con i disegni originali di Cantoni: gli elaborati progettuali raffigurano diverse soluzioni architettoniche, sia per quanto riguarda l’impianto interno dell’edificio, sia per il giardino e le pertinenze esterne.
Si tratta di un complesso a pianta composita, che si sviluppa attorno a un cortile principale con un porticato ad arcate con pilastri quadrangolari sul lato dell’ingresso. All’interno conserva ancora interessanti sale con affreschi e soffitti in legno a cassettoni settecenteschi decorati da Luca Roscio di Vill’Albese. Da un altro cortile interno, più piccolo (vedi scheda Tappa 2), si accede a quella che un tempo doveva essere la cappella della villa, rimasta incompiuta, impropriamente chiamata Battistero per la sua pianta circolare, con un colonnato centrale in pietra e volta ottagonale in legno. Oltre il cortile principale, sulla riva destra della Ravella, si estendeva il parco (che si presume essere stato di impianto all’italiana, con un raffinato ninfeo a due nicchie), collegato con l’altra sponda per mezzo di un suggestivo ponte in pietra. Il muro di cinta della proprietà, in pietra a vista, era abbellito da torrette ed edicole.
L’edificio, è stato poi utilizzato nel XX secolo come colonia estiva per le Stelline di Milano (l’istituto per orfanelle, corrispondente femminile dei Martinitt) e, durante la Seconda Guerra Mondiale, come caserma. Nel 1983 il Comune di Canzo acquistò il complesso dalle Stelline; dopo un lungo periodo di restauri, ne sono state ricavate abitazioni private e sale pubbliche, che ospitano alcune Associazioni di Canzo e la Biblioteca Comunale.

Contatti
Comune di Canzo via Mazzini 28, Canzo; Tel. 031.674111
NonSoloTurismo Piazza Garibaldi 5, Canzo; Tel. 031.684563; 331.9939726; e-mail info@nonsoloturismo.net
Biblioteca Villa Meda, Canzo; Tel. 031.683119

Leggi qui per saperne di più su Villa Meda:
Sito del Comune di Canzo – Scheda Villa Meda

Chiesa di S. Francesco

Informazioni

Collocazione: la chiesa di S. Francesco si affaccia su un ampio sagrato in Piazza San Francesco.
Pavimentazione: Piazza San Francesco e il sagrato della chiesa sono pavimentati in cubetti di porfido e fasce lastricate in pietra che descrivono cerchi concentrici, su progetto dell’arch. Pini di Canzo. Nella parte antistante l’ingresso della chiesa sono state collocate due lastre in granito in cui sono incise le sagome della Colomba e dell’Arca di Noè. I 10 gradini che separano il sagrato dalla piazza sono in acciottolato. L’interno della chiesa è pavimentato in cotto.
Barriere architettoniche: per raggiungere il sagrato, delimitato sul lato sinistro (per chi guarda la chiesa) da un basso muretto in pietra, sono possibili due accessi. Dal fondo della piazza (come prevede il percorso) occorre salire 10 gradini in acciottolato; dal lato tangente a via Gajum si passa dallo spazio dove si interrompe il muretto. Per accedere alla chiesa occorre salire due gradini.
Accesso: il portone in facciata immette in una bussola con apertura frontale, che consente l’accesso all’interno della chiesa.
Servizi: l’ampio parcheggio di Villa Meda è disponibile nelle immediate adiacenze.
Svago e Ristorazione: -

Descrizione
(Silvia Fasana)

La chiesa di S. Francesco è detta anche Gésa da San Mirètt, dal nome del santo locale, utilizzando il diminutivo per distinguerla da quella propriamente di San Mir (il Santuario); faceva parte di un convento francescano di origini trecentesche. Inizialmente intitolata alla Madonna, mutò la propria dedicazione in favore di S. Miro in un periodo antecedente al 1493; fu restaurata e ampliata presumibilmente nella prima metà del Settecento. La fine del secolo XVIII segnò la fine della presenza dei Frati Minori nell’attiguo convento. «Nel 1839 con il lascito del prevosto don Angelo Sala e con il sostanziale contributo di Giovan Battista Gavazzi, il convento venne trasformato in Ospedale Civile per divenire, dopo la Grande Guerra, una Casa di riposo per anziani, funzione che ha mantenuto fino al 1979. Nel frattempo la chiesa assunse la denominazione di san Francesco» (da http://www.comune.canzo.co.it/), anche se nella memoria della popolazione rimane la dedicazione al “compaesano” San Miro. Alla fine degli anni ‘70 del secolo scorso furono intrapresi lavori di restauro e di rifacimento conservativo della chiesa e dell’annessa struttura, che oggi prosegue la sua funzione spirituale quale Oasi monastica, per volontà della Curia Arcivescovile di Milano.
La facciata settecentesca, intonacata di color ocra, è aperta da un semplice portale in pietra con lo stemma francescano incluso nel timpano e da una finestra sagomata che interrompe il cornicione, sostenuto da quattro paraste.
L’interno, a un’unica navata, con pavimento in cotto originale, presenta quattro cappelle laterali con balaustre marmoree e interessanti paliotti in scagliola, due dei quali portano la firma dell’intelvese Giovanni Battista Rapa e la data 1740. Entrando, sulla destra si apre la cappella dedicata a San Francesco d’Assisi e poi quella del Crocifisso, che in una nicchia della parte laterale conserva una statua della Madonna Addolorata con il suo baldacchino processionale. Sulla sinistra, sempre dall’entrata, si susseguono invece le cappelle di San Miro (con una statua donata dal marchese Tentorio), di gusto barocco, e quella della Madonna Immacolata. Nell’abside poligonale spicca una tela con il Crocifisso e Santi, ai lati della quale si aprono due finestre con vetrate raffiguranti San Francesco e San Miro; sulle pareti laterali del presbiterio sono invece collocate due pregevoli tele secentesche con il Transito di Sant’Antonio di Padova e il Miracolo della gamba risanata.
Da segnalare anche due affreschi settecenteschi sulla volta della navata con Il sogno di San Francesco e La Gloria di San Francesco e San Miro.
In controfacciata è posta la cantoria con l’organo, qui collocato nel 1822.

Contatti
Oasi monastica Piazza S. Francesco, Canzo; Tel. 031.683952

Leggi qui per saperne di più sulla chiesa di S. Francesco:
Sito del Comune di Canzo – Scheda Chiesa di S. Francesco
Sito della Comunità Montana Triangolo Lariano – Scheda Chiesa di S. Francesco e Beato Miro

Tappa 3 – Dalla chiesa di S. Francesco a Gajum

Cappella di S. MicheleVal Ravella

Cappella di S. Michele

Informazioni
Collocazione: la cappella di S. Michele sorge su un piccolo spiazzo fuori dal centro abitato di Canzo, a monte di via Gajum, lungo il versante sinistro della Val Ravella.
Pavimentazione: lo spiazzo circostante la cappella è in ghiaietto inerbito; il basamento-gradino su cui poggia è acciottolato.
Barriere architettoniche: allo spiazzo circostante si giunge dal sentiero superando un gradino; la cappella è costruita su un ampio basamento-gradino; per accedere all’interno (che però è generalmente chiuso) è inoltre necessario superare un altro gradino.
Accesso: allo spiazzo dove sorge la cappella si giunge da un tracciato che si diparte sulla destra di via Gajum, seguendo il segnavia del sentiero n. 3 che porta al Cornizzolo. Lo spiazzo è circondato da un basso muretto, interrotto da due aperture per l’accesso.
Servizi: parcheggi a Gajum e in Villa Meda.
Svago e Ristorazione: bar-ristorante-albergo a Gajum.

Descrizione
(Silvia Fasana)

La cappella di San Michele sorge su un ampio basamento-gradino in un piccolo spiazzo ombreggiato da tre (in origine quattro) grandi piante di tiglio. A pianta esagonale con un piccolo campanile a vela, presenta quattro finestre e una porta anteriore, protetta da una cancellata in ferro battuto, che però generalmente è chiusa. Sulla lunetta dell’ingresso è riportata la scritta latina «Hostem repellet impium opemque pacis dirigat (Respinga l’empio nemico [il diavolo] e costruisca un potere di pace)». All’interno, sopra l’altare, campeggia un dipinto di S. Michele Arcangelo, con in mano la spada e la bilancia, suoi attributi iconografici, in atto di schiacciare il diavolo, sovrastato dall’invocazione «Sancte Michael ora pro nobis (San Michele prega per noi)» e, lungo i lati, la raffigurazione delle Opere di Misericordia temporale. Nel 1928 l’edificio fu sottoposto a ristrutturazione da parte della famiglia Bonalumi Mosca, titolare dell’attigua proprietà. Ulteriori opere di consolidamento e restauro vennero effettuate dalla comunità parrocchiale negli ultimi anni del secolo scorso. La località dove sorge la cappella è detta Lazzaretto, perché fu utilizzata come lazzaretto nel corso dell’epidemia di colera del 1863 (durante la quale si distinse per dedizione e generosità il parroco di allora, don Giacomo Minetti) e forse anche durante precedenti contagi.

Contatti
Parrocchia di Canzo via Alla Chiesa 56; Tel. 031.68132

Leggi qui per saperne di più sulla cappella di S. Michele:
Sito del Comune di Canzo – Scheda Cappella di S. Michele (Lazzaretto)
Sito della Comunità Montana Triangolo Lariano – Scheda della Cappella di S. Michele

Val Ravella

Descrizione
(Silvia Fasana)

La Val Ravella deve il suo nome all’omonimo torrente, che nasce a circa 1000 metri di quota sotto la Colma omonima; dopo aver scavato profondamente il suo alveo, scorre incassato fra ripidi versanti fino a Canzo, prima di gettarsi nel Lambro. Il suo bacino idrografico è delimitato, nella parte alta, a nord dalla Cresta di Cranno, dalla Colletta dei Corni e dai Corni di Canzo, ad est dal Sasso Malascarpa e dal Prasanto, a sud dal Monte Rai, dal Cornizzolo e dal Monte Pesora.
La Val Ravella è dominata dal Cèpp da l’Angua, un grande affioramento roccioso subverticale costituito da Dolomia a Conchodon. Il suo curioso nome potrebbe essere ricondotto all’Anguana, ninfa acquatica della mitologia alpina (Gana nel mondo ladino); nel Medioevo questo culto probabilmente non fu assimilato dal Cristianesimo, ma demonizzato e da ciò deriverebbe il secondo nome di questa roccia, lo Scalfìn dal Diaul, dove scalfin in dialetto è la “soletta” della calza, a cui assomiglia.
Tutta l’area dei Corni di Canzo – Val Ravella è di grande interesse naturalistico. Una parte ricade nella “Foresta di Lombardia dei Corni di Canzo”, un vasto complesso prevalentemente boschivo esteso per circa 450 ettari, caratterizzato da carpini neri, frassini, aceri montani e, a quote maggiori, faggi, gestito da ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste). Le porzioni sommitali dei versanti, un tempo adibite a pascolo ora abbandonato, sono state colonizzate prevalentemente da una rada boscaglia a noccioli, accompagnati da betulle, saliconi e maggiociondoli, dall’elegante infiorescenza gialla a grappolo. Una parte del versante idrografico sinistro della valle è compresa anche nella “Riserva Naturale Sasso Malascarpa (Mascarpa)”, un’area protetta regionale di grande interesse geologico e botanico. Il paesaggio qui è modellato dalla lenta e inesorabile azione di dissoluzione esercitata dall’acqua piovana sulla roccia calcarea, che ha determinato il caratteristico aspetto del Sasso (simile ad una ciclopica muraglia rocciosa) e le spettacolari manifestazioni carsiche dei campi solcati, fessure strette e profonde, simili alle impronte lasciate sul terreno dalle ruote di un carro. Nell’area dei Corni di Canzo e del Sasso Malascarpa cresce una particolare flora ricca di preziose piante tipiche dell’ambiente rupicolo della fascia insubrica dei laghi prealpini, come la campanula dell’Arciduca, l’erba regina, l’aglio insubrico ed il raponzolo chiomoso.
La Val Ravella conserva anche le tracce della presenza dell’uomo nei secoli. Fino alla prima metà del Novecento, in valle risiedevano ancora numerose famiglie dedite all’agricoltura e all’allevamento del bestiame. Tracce di queste attività tradizionali sono rimaste nei fabbricati rurali a Prim’Alpe (detta Alpe Grasso per l’abbondanza dei foraggi) e Terz’Alpe (Alpe Piotti) e nei ruderi in località Second’Alpe (Alpe Betulli o Alpe del Sole, perché ben esposta al sole), Alpe Alto e Alpetto (queste ultime due sul versante del Monte Cornizzolo).
Alla fine degli anni ’50 dello scorso secolo, presso Prim’Alpe, dopo l’acquisizione dell’area da parte dell’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali (ASFD), è stato realizzato un vivaio per produrre le essenze (soprattutto conifere) destinate al rimboschimento degli ex-pascoli e dei vecchi terrazzi agricoli in prossimità delle “Alpi”. La proprietà è poi passata nel 1980 alla Regione Lombardia, che oggi la gestisce tramite l’ERSAF. Attualmente nell’antico nucleo di Prim’Alpe è stato allestito un Centro Visitatori della Riserva e un Centro di Educazione Ambientale attivi tutto l’anno, gestiti da Legambiente, con possibilità di ristoro e pernottamento.
La Val Ravella è anche il punto di partenza di molti sentieri che interessano il gruppo montuoso Corni di Canzo – Prasanto – Moregallo.

Contatti
ERSAF Corso Promessi Sposi 132, Lecco; Tel. 02.67404451; e-mail lecco@ersaf.lombardia.it

Leggi qui per saperne di più sulla Val Ravella e sui suoi sentieri:
Sito di ERSAF – Scheda Foresta di Lombardia Corni di Canzo
Sito del Comune di Canzo – Scheda Sentieri escursionistici

Per la cartografia GIS
Sito della Comunità Montana Triangolo Lariano – Cartografia GIS

Per scaricare il testo dei pieghevoli sui luoghi di interesse naturalistico del Triangolo Lariano Un Triangolo da scoprire, di Silvia Fasana, editi dalla Comunità Montana Triangolo Lariano (tra cui, di nostro immediato interesse I Corni di Canzo e la Val Ravella, Il Sasso Malascarpa, Il monte Cornizzolo)
Sito della Comunità Montana Triangolo Lariano – Pieghevoli

Tappa 4 – Da Gajum al Santuario di S. Miro attraverso il primo tratto del Sentiero Geologico “Giorgio Achermann” e ritorno a Gajum

Sentiero Geologico “Giorgio Achermann”Santuario di S. Miro al MonteSan Miro Paredi

Sentiero Geologico “Giorgio Achermann”

Informazioni
Collocazione: il Sentiero Geologico “Giorgio Achermann” si snoda lungo il torrente Ravella da Gajum a Terz’Alpe.
Pavimentazione: il primo tratto del sentiero, fino al ponte sotto il Santuario di San Miro al monte è acciottolato, dopo diventa sterrato.
Barriere architettoniche: le informazioni relative all’accessibilità del primo tratto, quello interessato dal nostro percorso, sono riportate nella descrizione della Tappa 4.
Accesso: all’imbocco del Sentiero Geologico si accede da Gajum.
Servizi: parcheggi disponibili in zona. Durante la bella stagione, però, nei giorni festivi, via Gajum è chiusa al traffico e quindi non è possibile accedervi.
Svago e Ristorazione: bar-ristorante-albergo a Gajum. La zona di Gajum è attrezzata con panchine e tavolini in pietra per una sosta.

Descrizione
(Silvia Fasana)

Un’escursione nella storia geologica del nostro territorio, tra il verde di boschi e prati, nel cuore del Triangolo Lariano. Stiamo parlando del Sentiero Geologico della Val Ravella, presso Canzo, uno dei primi percorsi a tema delle Prealpi e tra i più frequentati, realizzato agli inizi degli anni ’80 dello scorso secolo dal Gruppo Naturalistico della Brianza per far conoscere alcuni dei più interessanti aspetti geologici della zona. Il tracciato è stato oggetto di una manutenzione straordinaria nel 2003, con la posa di nuovi pannelli ricchi di informazioni, a cura dell’ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste) di Erba, in collaborazione con il Comune di Canzo, la Comunità Montana Triangolo Lariano, l’Amministrazione Provinciale di Como ed il Gruppo Naturalistico della Brianza. In questa occasione il sentiero è stato dedicato al suo ideatore, il giornalista svizzero Giorgio Achermann, compianto fondatore della storica associazione ambientalista locale, per ricordare la sua grande opera di sensibilizzazione verso la protezione della natura “di casa nostra”.
Il Sentiero Geologico ha inizio in località Gajum, si sviluppa sul fondovalle del torrente Ravella e termina al Rifugio Terz’Alpe, tra prati e pascoli, ai piedi dei Corni di Canzo. La prima parte del tracciato ricalca un’antica mulattiera, il cui fondo era stato realizzato con ciottoli provenienti dal letto del torrente; tale pavimentazione è detta nel dialetto locale risciòl. Il secondo tratto è invece sterrato, ma comunque di agevole percorrenza.
L’escursionista è accompagnato lungo il percorso da una serie di pannelli su cui compare il simpatico Geofilo Chiacchierino, un topolino che illustra i 14 “eventi geologici” più interessanti e rende piacevole la visita anche ai più piccoli.
Con una camminata di circa un’ora e mezza si ripercorrono idealmente le vicende geologiche del nostro territorio. Si possono osservare le rocce calcaree stratificate di origine marina caratteristiche del Triangolo Lariano, depositatesi sul fondo di un antico oceano chiamato Tetide, che occupava la nostra zona durante l’era Mesozoica (250-65 milioni di anni fa) (Evento n.6 – Rocce sedimentarie marine, Evento n.2 – Frana sottomarina “Slumping”, Evento n.4 – Maiolica, Evento n. 7 – Selci). “Ricordi” di questa distesa d’acqua e dei suoi abitanti sono anche i numerosi fossili frequenti nelle rocce sedimentarie delle nostre montagne, come i resti di colonie di Coralli e le Ammoniti, Molluschi dalla conchiglia a spirale piana (Evento n.1 – Calcare a coralli, Evento n. 8 – Rosso Ammonitico Lombardo). Questo antico mare poi si è chiuso, per la collisione del continente Europeo con quello Africano e la conseguente formazione delle Alpi, culminata nell’era Cenozoica (65 – 1,8 milioni di anni fa). Le rocce dei fondali marini sono così emerse dall’acqua, subendo intensi piegamenti, sovrascorrimenti, fratture che ne hanno scompaginato l’assetto originario. In tempi geologici più recenti, nell’era Quaternaria (1,8 milioni di anni fa – presente), a causa di ampie variazioni climatiche, la zona è stata ripetutamente interessata dall’espansione di grandi colate glaciali provenienti dalla Valtellina e dalle sue valle laterali; queste hanno modellato il territorio con intensi processi di erosione, e, al loro ritiro, hanno abbandonato cumuli di detriti rocciosi. Singoli blocchi isolati, di notevole dimensioni, trasportati e depositati dai ghiacciai vengono chiamati “massi erratici” o “trovanti”, costituiti da rocce normalmente molto diverse da quelle su cui poggiano, come la serpentinite (Evento n.11 – Serpentinite), il granito e lo gneiss (Evento n.10 – Granodiorite “Ghiandone”); la zona della Val Ravella ne è particolarmente ricca.
Lungo il sentiero si trova anche una “sorgente petrificante” (Evento n.12 – Sorgenti petrificanti), o, per meglio dire, una “cascata petrificante”, interessante ambiente umido dove avviene la deposizione di sali minerali disciolti nelle acque (in particolare carbonati di calcio e magnesio) sotto forma di concrezioni che possono inglobare muschi, foglie, rametti ed erbe. Si hanno così i “tufi calcarei”, dall’aspetto spugnoso e dal colore avorio – nocciola. Le sorgenti petrificanti sono habitat molto rari e preziosi dal punto di vista naturalistico, tanto da essere stati inseriti nel 1992 nella “Direttiva Habitat” dell’Unione Europea come tipo di ambiente naturale di interesse comunitario. Un’altra curiosa manifestazione geomorfologica visibile è la “Marmitta dei Giganti” (Evento n.14 – “Marmitta dei Giganti”) un’ampia cavità scavata nelle rocce del letto del torrente Ravella dal moto rotatorio vorticoso di sabbie e ghiaie trasportate dalle acque.

Contatti
Gruppo Naturalistico della Brianza e-mail gnbca@tiscalinet.it
ERSAF Corso Promessi Sposi 132, Lecco; Tel. 02.67404451; e-mail e-mail lecco@ersaf.lombardia.it

Leggi qui per saperne di più sul Sentiero Geologico “Giorgio Achermann”:
Sito del Gruppo Naturalistico della Brianza, da cui si può scaricare la versione in pdf dell’opuscolo di Silvia Fasana, La pietra e l’acqua. Il Sentiero Geologico “Giorgio Achermann” in Val Ravella, edito da ERSAF, Comunità Montana del Triangolo Lariano, Comune di Canzo, Gruppo Naturalistico della Brianza.

Leggi qui per saperne di più su Giorgio Achermann:
Wikipedia – Scheda Giorgio Achermann
Leggi qui per saperne di più sul Gruppo Naturalistico della Brianza:
Sito del Gruppo Naturalistico della Brianza

Santuario di S. Miro al Monte

Informazioni
Collocazione: il Santuario di S. Miro al Monte sorge in un piazzale di circa 20 metri x 15 sul versante sinistro della Val Ravella.
Pavimentazione: la parte anteriore del piazzale del Santuario è in ghiaietto; il vialetto, lo spazio sotto il porticato e la parte del piazzale laterale all’edificio sono lastricati.
Barriere architettoniche: le informazioni relative all’accessibilità sono riportate nella descrizione della Tappa 4.
Accesso: al Santuario si accede dal portone posto in corrispondenza del fornice centrale del portico, l’unico ad essere aperto fino a terra. Per entrare occorre superare anche una piccola soglia. Per la visita rivolgersi alla Parrocchia di Canzo.
Servizi: -
Svago e Ristorazione: -

Descrizione
(Silvia Fasana)

Il Santuario di San Miro al Monte è un piccolo edificio in pietra, dalla semplice facciata a capanna preceduta da un portico a tre fornici ricostruito in tempi recenti. Sulla lunetta del portale di ingresso è raffigurato San Miro, a mezzo busto, con le braccia aperte, accompagnato dalla scritta «E acqua avrete» in ricordo delle sue ultime parole pronunciate a Canzo prima della partenza per l’Alto Lario, dove sarebbe morto. L’interno è semplice e raccolto: sull’altare maggiore campeggia una pala secentesca raffigurante la Madonna con il Bambino, attorniata da San Miro (a sinistra) e San Rocco (a destra), circondata da una ricca decorazione in stucco con cariatidi laterali. Sulle pareti sono affrescate grandi Scene della vita di San Miro, opera dell’Albertazzi negli anni ’50 dello scorso secolo.
Il Santuario fu edificato a partire dal 1643 nel luogo in cui tradizionalmente si ritiene fosse situato l’eremo di San Miro Paredi. La costruzione, finanziata dalle elemosine dei devoti canzesi al Santo, poté essere ultimata solo nel 1660. Accanto alla chiesa si può vedere una piccola costruzione a due piani in cui trovarono dimora alcuni frati probabilmente legati al vicino convento di S. Francesco, fino alla sua soppressione, alla fine del Settecento. I frati coltivavano piante medicinali su piccoli terrapieni, tuttora visibili, ricavati con muri a secco sul versante opposto del torrente Ravella (“Giardin di Fraà”). Dalla seconda metà del secolo XIX la struttura venne lasciata in stato di abbandono; nel secolo successivo vennero a più riprese effettuati interventi di restauro e di adeguamento conservativo.

Contatti
Oasi monastica Piazza S. Francesco, Canzo; Tel. 031.683952

Leggi qui per saperne di più sul Santuario di S. Miro al Monte:
Sito del Comune di Canzo – Scheda Eremo di S. Miro al monte
Sito della Comunità Montana Triangolo Lariano – Scheda Eremo – Santuario di S. Miro

San Miro Paredi

Descrizione
(Silvia Fasana)

San Miro è una figura molto nota nel Triangolo Lariano e anche in Alto Lario, in cui si mescolano elementi storici ad altri decisamente leggendari. Le notizie più complete sulla vita di questo personaggio ci vengono dalla biografia pubblicata a Milano nel 1723 dal Somasco Padre Giuseppe Maria Stampa, originario di Gravedona, che riprendeva fonti ancora più antiche.
La tradizione popolare vuole che Miro Paredi sia nato a Second’Alpe nel 1336 (anche se recenti studi storiografici propendono per il secolo XIII) da genitori molto anziani, Erasmo e Drusiana, originaria di Prata Camportaccio. Il suo nome, Immiro o Miro sarebbe proprio a significare “nato in modo mirabile”, data l’età dei genitori. Sul luogo della sua nascita nel 1986 l’Associazione Cacciatori di Canzo ha realizzato una cappellina dedicata alla sua memoria. Rimasto presto orfano di madre, il padre, prima di morire, lo affidò ad un eremita che viveva a Scarenna, con cui rimase circa vent’anni. Alla morte del maestro, Miro si ritirò in Val Ravella dove prese dimora in una grotta sotto il Cèpp da l’Angua. Visse alcuni anni in preghiera e meditazione, nutrendosi di erbe, radici, frutti selvatici e con le elemosine dei numerosi pellegrini che salivano da lui per un consiglio. All’occorrenza scendeva a Canzo per benedire gli ammalati, assistere i morenti e sanare i dissidi.
Si recò quindi pellegrino a Roma lungo la via Francigena, per venerare le tombe dei martiri. Narrano i biografi che durante le soste si interessava delle persone incontrate, consolando i loro affanni e offendo preziosi consigli spirituali. Imbattutosi in tre poveri orfanelli, li avrebbe condotti con sé a Roma, per trovare loro una sistemazione adeguata. Sulla via del ritorno fu ospitato a S. Giorgio in Lomellina (PV) dalla numerosa famiglia di un povero contadino; appreso della tremenda siccità che affliggeva il paese, Miro guidò gli abitanti in atti di preghiera e penitenza, finché non arrivò di lì a poco la tanto sospirata pioggia.
Tornato a Canzo, riprese a fare l’eremita: la sua fama di santità ben presto si sparse in tutto il Triangolo Lariano. La vecchiaia e il presagio di una morte ormai prossima lo spinsero a cercare altrove un luogo in cui trascorrere in pace i suoi ultimi giorni. Decise così di recarsi a vedere i luoghi di origine della madre in alto Lario. Prima di lasciare il suo paese natale, volle salutare i compaesani riuniti in paese sotto un portico (oggi non più esistente) detto il Cuerc e chiese loro cosa volessero in dono. «Acqua», disse un bambino in braccio alla madre, e lui rispose la celebre frase «E acqua avrete!».
Si racconta poi che sia sceso ad Onno a piedi e, al rifiuto del traghettatore di trasportarlo per carità, abbia steso il suo mantello sull’acqua del lago e sia arrivato miracolosamente a Mandello. Proseguendo, sarebbe giunto a Sorico: qui si ritirò in eremitaggio presso l’antica chiesa di S. Michele, dove morì dopo breve tempo. Come stabilito nel 1456 dal vescovo Pusterla di Como, la sua festa si celebra il secondo venerdì di maggio.
San Miro veniva invocato per la pioggia, contro le alluvioni, la peste, le morti di parto e numerosi sono i miracoli a lui attribuiti: secondo la tradizione locale avrebbe anche fatto scaturire dalla roccia la sorgente d’acqua alla base della grotta in cui era solito ripararsi, nei pressi del Santuario edificato in suo onore.
Si tratta di una fonte considerata sacra dai canzesi, la cui acqua veniva usata per curare le malattie.
È tradizionalmente raffigurato vestito da pellegrino, con il bastone e la borraccia.

Contatti
Oasi monastica Piazza S. Francesco, Canzo; Tel. 031.683952

Leggi qui per saperne di più su San Miro Paredi:
Wikipedia – Scheda San Miro di Canzo

Tappa 5 – Da Gajum alla Stazione Trenord di Canzo – Asso

Villa RizzoliVilla VerzaLinea Milano – Erba – Asso delle Ferrovie Nord Milano

Villa Rizzoli

Informazioni
Il punto di interesse non si trova lungo il percorso ma lo si può ammirare da un punto panoramico in Via Torre

Descrizione

Villa Rizzoli, già Magni, fu realizzata tra il 1903 e il 1906 dall’architetto torinese Pietro Fenoglio su una collinetta detta Grimello alla periferia del paese per l’industriale canzese Magno Magni, uno dei pionieri dell’industria chimica italiana, «unendo eccletticamente motivi islamici, bizantini e medioevali», come scrive Giovanna Virgilio nella voce Canzo delle Guide della Provincia di Como – Il Triangolo Lariano. Il terreno fu venduto a Magni dalla famiglia Gavazzi, nobili filandieri locali.
È sicuramente la villa più nota e rappresentativa di Canzo; ha la forma di un castello da favola, con tanto di torretta, balconate e terrazze, realizzato in pietra grigia di Vicenza squadrata. Questo materiale proveniva dalla città dove Magni viveva e dalla quale arrivavano le maestranze impiegate per la costruzione. All’interno ogni stanza è realizzata in forme diverse e con stili architettonici differenti. «Una limonaia conduce dalle stanze alla biblioteca. In essa il visitatore rimane subito stupito dalle coinvolgenti tavole del pittore Silvio Bicchi che rappresentano l’umanità in quel periodo storico: la vita del primo Novecento, la guerra, la pace, il lavoro, la vittoria, l’umanità al bivio». (da http://it.wikipedia.org/wiki/Canzo). Il celebre pittore Achille Beltrame, illustratore de La Domenica del Corriere, dipinse invece il soffitto dell’ingresso e la sala da pranzo: in quest’ultima sono rappresentate quattro scene di caccia al cervo, di ambientazione medievale, in cui sono raffigurati Magni e i suoi familiari accompagnati da cavalli, cani e falconi.
Il parco, abbellito da alberi secolari, è arricchito da un grazioso teatro all’aperto e da una torretta-oratorio.
Dopo la morte di Magni, la villa fu dapprima acquisita dall’editore Angelo Rizzoli, fino a giungere all’attuale proprietà che negli ultimi anni del secolo scorso ha provveduto ad un completo restauro, realizzando un prestigioso centro ricevimenti e congressi.

Contatti
Villa ex Magni Rizzoli via Verza 23, Canzo; Tel. 031.670391 – 335.6867666

Leggi qui per saperne di più su Villa Rizzoli:
Sito di Villa ex Magni Rizzoli
Leggi qui per saperne di più su Magno Magni:
Wikipedia – Scheda Magno Magni

Villa Verza

Informazioni
Collocazione: l’ex complesso di Villa Verza si affaccia su via Verza.
Pavimentazione: -
Barriere architettoniche: le informazioni relative all’accessibilità della zona sono riportate nella descrizione della Tappa 5.
Accesso: l’ex complesso di via Verza, ora frazionato in tante proprietà private, ha diversi accessi, tutti da via Verza.
Servizi: parcheggi disponibili in zona, sportello bancomat.
Svago e Ristorazione: gelateria, pizzeria da asporto, trattorie, bar in zona.

Descrizione
(Silvia Fasana)

Prima di iniziare l’attività industriale, nella seconda metà del 1700, l’imprenditore Carlo Verza (1749-1833) acquistò terreni coltivati a uva, gelsi e boschi in località Cranno, presso la cascata Vallategna, in seguito alla vendita all’asta dei beni del soppresso convento dei Frati Minori Conventuali in San Miro di Canzo. Su quei terreni Verza fece costruire oltre ad una casa colonica e ad un mulino da farina, un primo edificio per la filatura della seta. Il torrente Foce, sempre di proprietà dei Verza, fu in parte deviato verso gli stabilimenti attraverso due caselli di raccolta. Agli inizi dell’Ottocento la filanda Verza occupava circa 1300 addetti, risultando ai primi posti in Lombardia per impiego di personale e capacità produttiva.
Studi e documenti confermano che, già a partire dalla metà del ‘600 e fino alla metà dell’800, Canzo fu uno dei più ricchi e importanti centri manifatturieri di tutto il territorio lombardo.
Il complesso fu poi ristrutturato nel 1820 da Giuseppe Bovara, con l’annessa casa padronale che conserva ancora, nel cortile interno, all’attuale civico 82, la fronte centrale con portico al piano terra e paraste ioniche in quelli superiori.
Una porzione dello stabile, tra cui quella padronale, passò alla famiglia Conti-Valsecchi, che continuò per un certo periodo l’utilizzo dell’acqua motrice con la costruzione di una piccola turbina; in questa parte si trova la “Casa Museo” (come l’ha definita il critico d’arte Vittorio Sgarbi) dei pittori contemporanei Walter Cremonini e Ietta Buttini.
Un’altra porzione del complesso fu acquistata da Salvatore Fiume, grande pittore italiano del Novecento. L’artista si stabilì a Canzo nel 1946 adattando a studio parte della vecchia filanda (di cui si vede ancora l’antica ciminiera in mattoni), che dal 1952 divenne anche la sua residenza. Lo studio ora è sede della Fondazione “Salvatore Fiume”.
«Gli spazi dell’ ex-fabbrica ben accolgono il visitatore, presentandosi come un vero e proprio studio d’artista, dove tutto è rimasto intatto. Il visitatore viene condotto dunque dai luoghi stessi nell’intimità del percorso artistico e al cuore della poetica di Fiume, apprezzandone le opere negli spazi della loro ideazione e genesi. Opere di Fiume si trovano in alcuni dei più importanti musei del mondo quali i Musei Vaticani, il Museo Ermitage di S. Pietroburgo, il MoMA di New York, il Museo Puškin di Mosca e la Galleria d’Arte Moderna di Milano» (dal sito http://cultura.provincia.como.it/cultura/sistemamuseale/).
Un’altra parte del complesso è stata frazionata in diverse proprietà private.

Contatti
Fondazione Fiume via Alessandro Verza 68, Canzo; e-mail info@laurafiume.it

Leggi qui per saperne di più su Salvatore Fiume e Canzo:
Wikipedia – Scheda Salvatore Fiume
Sito ufficiale di Salvatore Fiume
Sito del Sistema Museale della provincia di Como – Scheda della Collezione Fiume

Linea Milano – Erba – Asso delle Ferrovie Nord Milano

Descrizione
(a cura di Salvo Bodonaro, Roberto Ghioldi)

Canzo ed Asso sono al centro della rete delle “Nord”. Anche se geograficamente questa affermazione può sembrare stonata, in realtà non lo è affatto, almeno da un punto di vista storico.
La decisione di portare il treno verso l’alta Brianza nasce infatti ai primordi di quel complesso di binari che diverrà nel tempo una delle reti di trasporto locale più importanti d’Italia.
Essa, prima di assumere la celeberrima denominazione di “Ferrovie Nord Milano” (1883), si chiamava infatti “Società Anonima delle Ferrovie Milano-Saronno e Milano-Erba” e proprio su questi due tronconi il suo fondatore – l’ingegnere belga Albert Vaucamp – ebbe a dare inizio a questo esercizio ferroviario, rivelatosi poi tanto prezioso per l’economia, la cultura e lo sviluppo di grandi porzioni della terra lombarda.
Il progetto specifico (con capolinea a Erba-Incino) venne redatto dagli ingegneri Bianchi e Campiglio ed il primo treno giunse nella città brianzola il 31 dicembre del 1879, presso una stazione che ora non c’è più.
L’attuale scalo di Erba è infatti diverso dall’originale, in quanto la prosecuzione della ferrovia fino a Canzo-Asso ne comportò la completa ricostruzione in un luogo diverso, seppur non molto distante.
L’idea di proseguire fino alla Valassina venne lungamente dibattuta ed attuata solo negli anni ’20 dello scorso secolo (anche a causa della Grande Guerra), nel momento di maggior espansione della rete FNM.
Il tronco venne inaugurato il 15 giugno del 1922 dopo appena due anni di lavoro. Un risultato davvero prestigioso se si considera l’impegno costruttivo rappresentato dalle numerose opere d’arte tra cui – allora – la galleria più lunga di tutta la rete FNM, il ponte sul torrente Lambro ed un tracciato decisamente acclive per tutta la sua lunghezza.
Il capolinea di Canzo-Asso e le fermate intermedie di Canzo, Caslino d’Erba, Pontelambro – Castelmarte e Lezza – Carpesino vengono quindi a coronare un ambizioso progetto di infrastrutturazione iniziato molti decenni addietro, auspicabilmente destinato a durare ancora a lungo vista la sua insostituibile funzione di cordone ombelicale su Milano.
E pensare che si tratta di un’ “incompiuta”, in quanto nelle intenzioni sarebbe dovuto giungere fino a Bellagio. Ma se quest’ultima non se ne curò più di tanto, sorrisero invece Canzo ed Asso che si ritrovarono nel ruolo inatteso di capolinea di quei flussi turistici che la Bella Epoche dispensò generosamente, almeno fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Nel 1929 tutta la tratta venne dotata di elettrificazione da linea aerea e le vecchie vaporiere lasciarono definitivamente il posto alle fiammanti elettromotrici delle serie EB 700 e vetture rimorchiate che con una lunga serie di varianti e discendenze hanno garantito i servizi fino all’avvento dei moderni complessi TAF e TSR al giungere del nuovo millennio e che ancora oggi dominano incontrastati i servizi passeggeri lungo tutta la tratta ora gestita dalla TRENORD.
La stazione di Canzo (ora fermata) ed il capolinea di Canzo-Asso venero edificate in occasione del prolungamento della linea nei primi anni ’20 dello scorso secolo. Seppur con differente enfasi secondo la loro gerarchia funzionale, entrambe presentano i canoni stilistici di un sobrio ed elegante Liberty che bene esprimeva la dignità ed importanza del servizio pubblico ferroviario.

Leggi qui per saperne di più sulla Linea Milano – Erba – Asso delle Ferrovie Nord Milano e sulle due stazioni di Canzo e Canzo-Asso:
Wikipedia – Scheda Ferrovia Milano-Asso
Wikipedia – Scheda Stazione di Canzo
Wikipedia – Scheda Stazione di Canzo-Asso
Sito Ferrovie in Rete
Sito del Club Treni Brianza
Sito dell’associazione COMOinTRENO
Sito di Trenord